Martedì 18 Dicembre 2018 | 16:00

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Sport - Tuffi La figlia d'arte è cresciuta, da tenera baby a punto di riferimento dei tuffi azzurri ad Atene. Dopo il timido esordio a soli 15 anni a Sydney, Tania Cagnotto torna all'appuntamento a cinque cerchi da campionessa europea della piattaforma da 10 metri a caccia di un ruolo da protagonista.
Una missione non impossibile per la bolzanina con i tuffi nel sangue: da papà Giorgio, ct della nazionale, e dalla mamma Carmen Casteiner ha ereditato la stoffa della campionessa. Ai Giochi australiani l'emozione del primo salto tra le grandi le aveva giocato un brutto scherzo, ma ora torna con convinzione, grinta e tanta tecnica in più. Nei tuffi, disciplina tra le più vecchie del programma olimpico (fece il suo ingresso nel 1908 con la piattaforma e fu estesa alle donne già dal 1912) le variabili sono tante e per l'Italia arrivare al podio resta ancora un'impresa, almeno alle Olimpiadi. La concorrenza infatti è spietata e alcune nazioni, come Cina, Russia, Canada e anche Stati Uniti sembrano aver blindato il medagliere nelle diverse specialità (trampolino da 3m, trampolino sincro, piattaforma da 10, piattaforma sincro sia per gli uomini che per le donne).
«L'Olimpiade non può certo essere paragonata agli Europei - spiega Cagnotto - Voglio dire che avendo vinto gli europei non significa che vinco anche ad Atene. Il mio obiettivo è entrare in finale». Ed è il traguardo che l'intera spedizione azzurra si prefigge: rispetto a Sydney ci sarà un piattaformista in più, il giovane Francesco Dell'Uomo e Valentina Marocchi, che con lei rappresenterà le donne ai Giochi. La famiglia Marconi, con i fratelli Tommaso e Nicola, sarà invece priva della più giovane Maria, che non è riuscita a spuntarla. A completare il team maschile Massimiliano Mazzucchi. «L'obiettivo è arrivare in finale - spiega il ct Cagnotto - ma l'ingresso nei 12 è difficile». Nella piattaforma il programma tecnico è cresciuto e gli avversari sono sempre più agguerriti. Tra gli uomini da temere il solito russo Dmitri Sautin che a 30 anni vuole chiudere la carriera con un altro oro in bacheca: la squadra russa gli darà del filo da torcere come pure Dobroskok e il canadese Despatie Dai 3 metri i Marconi avrebbero al possibilità di fare meglio di Sydney, dove non andarono oltre la semifinale.
I riflettori però saranno tutti sulla piccola Cagnotto. «Potrebbe essere la sua Olimpiade - si lascia sfuggire papà Giorgio - è cresciuta tecnicamente e andiamo con la certezza che deve entrare in finale. Se dovessimo tornare a casa senza questo obiettivo sarebbe una grossa delusione. Non è più una sconosciuta e molte la temono». Certo il podio della piattaforma, che resta la sua gara preferita, sembra blindato sulla carta con la canadese Emilie Haymans, oro mondiale da 10 m, candidata al titolo assieme alle agguerrite cinesi Lishi Lao e Na Li. Pericolose anche le messicane, che si presentano con tuffi di 6-7 decimi in più di difficoltà. «La ragazza ha aumentato al massimo il coefficiente - spiega il ct azzurro - ma è l'esecuzione che fa la differenza». Per andare sul podio la piccola Cagnotto dovrebbe ripetere il tuffo di Madrid: «E' stata impeccabile - dice il ct - ma è come chiedere a Giotto di rifare il cerchio...». Ad Atene lei sa che il podio è missione impossibile, soprattutto nel trampolino dove punta tutto sulla russa Yulia Pakhalina e sulle solite cinesi. «Nella piattaforma la gara è più aperta - dice l'azzurra - devo entrare in finale. Per vincere dovrei fare tutti i tuffi che ho fatto a Madrid. Comunque a Sydney ero contenta solo di partecipare, ora mi aspetto qualcosina in più». Fisicamente è a posto: anche ad Atene non si staccherà dal suo solito amuleto. La catenina con i cinque cerchi (come quelli stampati nell'unico tatuaggio che ha) regalo di mamma e papà.

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