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Il messaggio degli islamici: «Dovete ritirarvi dall'Iraq»

IL CAIRO - Al Qaida ha oggi rilanciato con forza le sue minacce contro l'Italia - colpevole, dice, di non essersi ancora ritirata dall'Iraq ed ha annunciato una offensiva dopo il 15 agosto, di cui ha già scelto gli obiettivi.
Il Colosseo? Il Duomo di Milano? Santa Croce a Firenze? Quale sarà l'obiettivo che le cellule di Al Qaida in Italia affermano di avere già individuato? È la domanda che si pone dopo la lettura del messaggio diffuso oggi sul sito web «islahi.net» per ricordare al popolo italiano la scadenza indicata da Osama Bin Laden ai governi europei e a quello italiano nella sua «offerta di pace, in cambio del ritiro dall'Iraq» diffusa tramite le tv arabe Al Jazira e Al Arabiya il 15 aprile scorso.
In realtà il termine era di tre mesi e sarebbe scaduto il 15 luglio, ma c'è stata, evidentemente, una proroga.
«Le nostre cellule sono a Roma e nel resto delle città italiane - scrivono oggi le "Brigate Abu Hafs Al Masri" / Organizzazione Al Qaida - sono sul chi vive e nessun potere ci impedirà di colpire le vostre difese. Le vostre vite diventeranno un inferno se non vi ritirerete dall'Iraq, questo Stato islamico».
Con tono rancoroso gli autori del testo ricordano al popolo italiano che «voi vi prendete gioco della civiltà islamica», e questo «non passerà senza punizione». «Il tuo popolo, Berlusconi - si dice nel messaggio - non godrà della sicurezza se il popolo iracheno non si sentirà sicuro, con il vostro ritiro dal suo Paese».
«La guerra si avvicina», dicono ancora agli italiani le Brigate Abu Hafs Al Masri, le stesse che rivendicarono l'attentato dell'11 marzo a Madrid. La formazione, intitolata ad un capo militare di Al Qaida ucciso in Afghanistan nel 2001 diffuse altri testi minacciosi contro Europa e Italia il 16 ed il 28 luglio scorsi. Nel secondo avvertimento si parlava di «guerra sanguinosa» contro l'Europa, e si affermava che il premier Silvio Berlusconi è «il primo obiettivo».
L'Italia deve aspettarsi «una guerra atroce» - affermano oggi - «perché Berlusconi assaggi l'amarezza del sangue versato che il popolo iracheno prova tutti i giorni dopo che gli italiani hanno seguito il vile Bush e il vile Blair».
La reale consistenza della minaccia è sicuramente valutabile solo da parte degli esperti della sicurezza. Va in proposito ricordato che sia il ministro della sicurezza interna degli Stati Uniti, Tom Ridge, sia l'ex capo dell'antiterrorismo della Cia, l'italoamericano Vince Cannistraro, riferendosi ad un messaggio in italiano diffuso da Osama Bin Laden in Internet ai primi di luglio, definirono «credibile» quella minaccia. Quella verso gli Stati Uniti - affermò Cannistraro nell'occasione - è soprattutto teorica, mentre l'Europa «ed in particolare l'Italia sono obiettivi assai più concreti». «Dato che avete respinto l'offerta del nostro sheikh, Osama Bin Laden - si diceva in uno dei messaggi diffusi poco dopo - noi passeremo ai fatti e con il sangue nostro e quello di migliaia di italiani scriveremo una nuova pagina della vostra storia».
Va comunque anche ricordato che molte minacce - sempre legate alla presenza militare italiana in Iraq - furono diffuse in occasione del sequestro dei quattro ostaggi italiani compiuto il 13 aprile. Solo una parte di quella minaccia fu attuata, con l'uccisione di Fabrizio Quattrocchi, mentre fortunatamente gli altri tre ostaggi, Salvatore Stefio, Umberto Cupertino e Maurizio Agliana, furono liberati l'8 giugno e sono ora con le loro famiglie in Italia.
Nessuno può escludere che anche gli odierni avvertimenti all'Italia per obbligarla a ritirare le truppe dell'Iraq, responsabilizzando direttamente il popolo italiano, dopo che i suoi dirigenti non si sono lasciati intimorire, possa essere un'altra mossa senza conseguenze nella complessa guerra mediatica che si svolge a latere dei sanguinosi avvenimenti sui campi di battaglia.
Remigio Benni

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