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I servizi segreti già sapevano

ROMA - La presenza di cellule terroristiche pronte a colpire sul territorio italiano, ricordata minacciosamente oggi dall'ultimatum di Al Quaida, è in realtà un pericolo che i servizi segreti conoscono già da tempo e che hanno segnalato nella relazione semestrale consegnata al Parlamento. Si tratta di cellule che operano in maniera pienamente autonoma, secondo uno schema di «regionalizzazione e decentralizzazione» del fenomeno.
L'Italia, dicono i servizi, è un «obiettivo pagante» che non è più solo un «luogo di transito e approvvigionamento logistico e finanziario» ma una «base di partenza degli aspiranti jihadisti e kamikaze». Un paese esposto a «iniziative esterne» ma anche a quelle «coltivate e messe a punto a livello locale». Ecco dunque che i terroristi potrebbero partire dall'Italia per colpire all'estero - come è avvenuto per le stragi di Madrid - ma anche e sopratutto entrare in azione nel nostro paese. Si tratta di «articolazioni jihadiste, raccordate in modo puntiforme a sigle dell'estremismo ma operanti al di fuori di movimenti strutturati e da cui derivano significativi pericoli».
Gli 007 e le inchieste della magistratura hanno anche disegnato una sorta di mappa con indicati i luoghi dove le cellule potrebbero concentrarsi. Si parla di Milano e Cremona, innanzitutto, ma anche di Parma e di Reggio Emilia. E' in queste città che, affermano i servizi, «si muovono soggetti con pregressa esperienza "militare"». Oltre a Lombardia ed Emilia Romagna, però, i terroristi sembrerebbero aver scelto come base anche la Campania e in particolare Napoli - piazza consolidata per la falsificazione dei documenti - la Toscana e il Piemonte.

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