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Scherma

Sport - Scherma Vale dieci medaglie d'oro la pedana olimpica di Atene. E l'Italia della scherma, come di consueto, arriva armata dalla voglia di fare la parte del leone. Lo si nota davvero solo durante le Olimpiadi, quando le imprese degli azzurri calamitano davanti ai teleschermi milioni di spettatori: ma l'Italia è da sempre una delle grandi potenze mondiali della scherma. Come il Brasile nel calcio, con la differenza che gli azzurri non hanno gli ingaggi stratosferici di Ronaldo.
E' dai tempi di Antonio Conte (oro nella sciabola a Parigi 1900) e Nedo Nadi (oro nel fioretto a Stoccolma 1912) che gli italiani collezionano podi olimpici: le medaglie sono arrivate a quota cento proprio alle ultime olimpiadi di Sidney. E la spedizione in procinto di partire per Atene promette di proseguire nell'impressionante serie di vittorie e piazzamenti.
I moschettieri italiani si batteranno contro gli avversari di sempre: francesi, russi, romeni, polacchi, ma anche cinesi e americani. Il team azzurro è formato da nove ragazzi e cinque ragazze, che dal 14 al 22 agosto saliranno sulla pedana dell'Ellenikò Olympic Center, 36 chilometri da Atene, per cercare di realizzare il loro sogno olimpico.
La star della spedizione, la donna chiamata a non sbagliare, è Valentina Vezzali, la poliziotta di Jesi regina del fioretto mondiale: oro a Sidney, tre volte campionessa mondiale, otto volte vincitrice della coppa del mondo. Con il suo palmares da capogiro sembra proprio condannata a vincere; ma dovrà vedersela con rivali storiche che l'aspettano al varco da almeno quattro anni: la polacca Sylwia Grouchala, battuta l'anno scorso nella finale mondiale dell'Avana, le russe Ekaterina Youcheva e Svetlana Bojko, nonché la sua compagna di squadra Giovanna Trillini. Le due ragazze di Jesi si conoscono a memoria e la Trillini, giunta a trentaquattro anni alla sua quarta olimpiade, non è certo tipo di arrivare in pedana già appagata. Insomma, un bel «derby» tutto italiano in finale non è per niente da escludere.
Una decisione internazionale ha escluso dalla competizione di Atene la gara del fioretto femminile a squadre: peccato, perché il «dream team» delle fiorettiste italiane ha portato a casa l'oro nelle ultime tre edizioni e soprattutto è elemento di sicuro spettacolo. Non ci sarà neppure la sciabola femminile a squadre, ancora non ammessa come specialità olimpica: e le italiane sono campionesse mondiali in carica.
In attesa che l'ingiustizia venga sanata, l'Italia deve puntare sulle altre specialità. La squadra della spada maschile, oro a Sidney, non è riuscita a strappare la qualificazione per Atene. Ma il suo trascinatore Alfredo Rota, che con un'implacabile serie di stoccate rese possibile l'oro olimpico in Australia, potrebbe regalare belle soddisfazioni .
Per non parlare dello sciabolatore napoletano Luigi Tarantino, che ha vinto tanto a livello internazionale ma ancora non ha assaporato il sapore dell'oro olimpico, o di Salvatore Sanzo, reduce dalla vittoria nella coppa del mondo dopo una testa a testa al cardiopalma con l'altro azzurro Andrea Cassarà.
Occhi puntati anche sul livornese Aldo Montano, terza generazione di una famiglia che ha fatto man bassa di affermazioni olimpiche. «Siamo l'Italia, siamo la squadra da battere - dice il ct del fioretto Andrea Magro - siamo i favoriti e tutto sommato preferisco convivere in questo ruolo, anche se poi basta un niente per mancare un gradino del podio. Ma spero che i ragazzi e le ragazze raccolgano ad Atene quello che hanno seminato nel corso della stagione».

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