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Sport - Pugilato Roberto Cammarelle: ecco nome e cognome della più consistente speranza del pugilato azzurro ad Atene. Nato a Cinisello Balsamo il 30 luglio 1980, è alto 1.90 ed ha un peso forma di 98 chili. A tredici anni - ricordano i genitori emigrati al nord dalla Basilicata - era un colosso: alto, 1.73 pesava 73 chilogrammi. Un peso in parte dovuto alla sua golosità, che lo porta a consumare carne e dolci in quantità industriali.
Date le premesse, non è difficile capire che cerca gloria nel mondo dei giganti: può infatti conquistare il titolo dei supermassimi, categoria scelta dopo il 2000, a cinque anni dal giorno in cui cominciò a tirare i primi pugni. E' stato due volte vicecampione europeo. Il 29 agosto, sul ring di Atene, ad impedirgli di conquistare l'oro, ci sarà probabilmente il russo Alexander Povetkin, che è già campione europeo e mondiale della categoria e lo ha battuto tre volte, «ma l'ultima - dice Cammarelle - me l'ha proprio rubata».
Costui, veloce nel colpire, freddo, in grado di tenere ritmo sostenuto per tutte e quattro le riprese, è il favorito. Non bastasse lui, la categoria è piena di gente che mette paura. Ad esempio, il cubano mastodontico Michel Lopez, che però l'azzurro ha già sconfitto, e proprio ad Atene, nel torneo preolimpico. Temibile è anche Jason Estrada, lo statunitense che ha vinto i Panamericani nel 2000.
«E' più bravo di me. Ha una tecnica raffinata. Si muove bene sul tronco - ha detto più volte Francesco Damiani, oggi tecnico azzurro, argento nei massimi a Los Angeles, e vincitore del fuoriclasse cubano Teofilo Stevenson ai Mondiali dell'82 -. E' poco mobile sulle gambe, entra bene nella guardia dell'avversaria, ma non ne esce con altrettanta rapidità».
Ma il ritornello del clan azzurro, del presidente federale Franco Falcinelli, soprattutto, è il solito: «Se le giurie si comportano bene...». Il timore, se non il terrore, di verdetti politici abita il pugilato azzurro dai tempi delle Olimpiadi di Seul (1988), quando Vincenzo Nardiello fu derubato di una larga vittoria ai punti a favore di un pugile di casa, tanto che l'allora segretario generale del Coni, Mario Pescante, gridò in mondovisione 'ladrì ai giurati.
«Con i nuovi sistemi di rilevamento dei colpi portati, grazie alle macchinette in dotazione ai giurati - rileva però lo stesso Damiani -, sono avvantaggiati i pugili veloci e tecnici, che portano pugni limpidi, puliti, come i nostri. Ci rimettono quei pugili, e quelle nazioni, che puntavano sulla gazzarra, sulla forza fisica. Per questo penso che Cammarelle è il migliore del mondo nella sua categoria, mentre Pinto e Russo sono fra i primi nelle loro».
La rappresentativa azzurra sarà composta da altri cinque pugili: Alfonso Pinto (48 kg), Domenico Valentino (60 kg), Michele Di Rocco (64 kg), Clemente Russo(81 kg) e Daniel Betti (91 kg).
Quanto al resto del mondo (286 i pugili che dovrebbe salire sul ring) si aspetta una conferma della scuola cubana, che a Sydney conquistò quattro titoli, una ripresa del pugilato dell'est europeo (quattro anni fa due titoli andarono alla Russia, che stavolta ha favoriti per l'oro in almeno cinque categorie, due al Kazakhstan, uno all'Uzbekistan), e si spera nella resurrezione di quello statunitense, che alle passate Olimpiadi rimase a bocca asciutta. Fra i fighter presenti ci saranno anche rappresentanti dell'Iraq, come Najah Salah Ali, peso minimosca che proprio nei giorni scorsi ha ricevuto una wild card dal Cio, così come l'afghano Bashmar Sultani tra i welters. Per questi atleti le Olimpiadi saranno l'occasione per ritornare ad una vita normale.

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