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E la fidanzata lo lascia

CALTANISSETTA - Per convincere il suo ragazzo ad abbandonare un gruppo di giovani mafiosi non avrebbe esitato a rompere il fidanzamento. È quanto emerge dalle intercettazioni effettuate dalla polizia a carico di uno degli arrestati dell'operazione «Maestrale», che ha portato all'arresto di nove persone considerate vicine al clan Emanuello.
Protagonista della vicenda è la fidanzata di Nunzio Mirko Licata, 27 anni, che insieme a lui gestisce il negozio «Telephon point», in corso Aldisio a Gela. La donna, in più occasioni, critica duramente le frequentazioni di Licata definendo «vergognosa» la vita condotta dai suoi amici. «Sono obbligati a girare in motorino - sottolinea la giovane - perché hanno la patente revocata, sottoposti a continui controlli da parte delle forze dell'ordine anche quando sono in compagnia di ragazze e privi di scrupoli tanto da fare estorsioni anche alla povera gente che lavora. Vergogna, non vanno a levare il pane ai muratori, ma poco ci manca...».
La ragazza, durante una conversazione intercettata nel febbraio 2002, descrive anche i reati commessi spesso dal gruppo di amici di Licata: «Quante cose chiudono per mafia in questo paese! Mafia... mafia... mafia... Ce n'è tanta in questo paese, quello brucia la macchina a quello, quello da botte a quello e quello gli va a bruciare la macchina. Quello che spara, quello che fa la rapina, rapina di qua, rapina di là, tagliare braccia. Ma cosa sono queste cose».
Dalle intercettazioni effettuate dalla polizia, inoltre, emerge che il negozio di telefonia era utilizzato dagli affiliati del gruppo per procurarsi telefonini, schede telefoniche e ricariche per cellulari, senza preoccuparsi del pagamento visto il legame con il proprietario.
«Per noi è il primo caso di una donna legata ad un appartenente delle cosche mafiose che condanni l'attività del compagno». Ha detto il dirigente del commissariato di polizia di Gela, Antonio Malafarina.
«Fino ad ora avevano assistito - ha aggiunto - alla complicità delle donne verso i loro congiunti mafiosi a cui hanno dato spesso anche supporto logistico. Ma questo è un caso a parte, e per il momento unico».

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