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Il segretario di Stato degli Stati Uniti - Powell - interrogato dal "gran giurì"

LONDRA - Secondo il "Sunday Times" sarebbe stato un tale "Giacomo", informatore legato ai servizi segreti italiani, a diffondere i documenti che dovevano provare che Saddam Hussein stava per comperare 500 tonnellate di uranio grezzo in Niger.
Il domenicale britannico sostiene oggi di essere riuscito a rintracciare il misterioso informatore e di avergli parlato la scorsa settimana a Bruxelles. L'uomo avrebbe detto di essere stato del tutto all'oscuro del fatto che i documenti - come, dopo la loro diffusione, ha affermato l'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica - fossero falsi.
Secondo il racconto del quotidiano, Giacomo ha accusato il Sismi di averlo utilizzato per divulgare falsi documenti sull'uranio del Niger. «Ho ricevuto una telefonata da un vecchio collega del Sismi - scrive il "Sunday Times" riportando le parole dell'italiano - che mi ha detto che una donna all'ambasciata del Niger a Roma aveva un regalo per me. L'ho incontrata e mi ha dato dei documenti. Il Sismi ha voluto farli circolare ma non ha voluto che si sapesse che era coinvolto nella vicenda».
Il materiale ricevuto consisteva in telex, lettere e contratti dai quali emergeva che Saddam Hussein aveva raggiunto un accordo per 500 tonnellate di materiale grezzo di uranio che, se raffinato, poteva fornire la base per parecchie bombe.
Il presunto informatore - del quale il quotidiano pubblica anche delle foto - avrebbe inoltre detto di essere dispiaciuto dell'imbroglio, ma di aver creduto genuini i documenti quando li ha passati a persone che operano nell'intelligence e ad un giornalista.
Le notizie sul presunto piano di Saddam per acquistare materiale nucleare erano poi servite ai governi americano e britannico per sostenere la pericolosità del regime iracheno e l'esigenza di attaccare l'Iraq. Successivamente l'Aiea, agenzia dell'Onu per l'energia nucleare, aveva detto che il materiale era falso.
L'allora direttore della Cia, George Tenet, si è scusato mentre dirigenti del servizio segreto estero britannico, MI6, sostengono di avere autonome informazioni sulla "Niger-connection".

- «In relazione a notizie riportate da alcuni organi di stampa e informazione circa la vicenda Iraq-Niger, il governo ribadisce con fermezza quanto già più volte dichiarato in termini assai precisi e chiari: nessun documento, né direttamente né in forma mediata, è stato mai consegnato ad alcuno, né tantomeno, di conseguenza, sono state svolte attività o intese con chicchessia». È quanto si legge in una nota di Palazzo Chigi nella quale si definiscono «assolutamente false» le dichiarazioni riportate oggi dal "Sunday Times" e da altri organi di informazione, «asseritamente provenienti da un non meglio identificato "Giacomo"».
«Peraltro - prosegue la nota - ogni acquisizione informativa di organi nazionali riflette attività ed atti svolti ed acquisiti negli anni 1999-2000 e, al più, nella primissima parte del 2001».
«Le comunicazioni, i rapporti e le collaborazioni intervenute con organi collaterali esteri - sottolinea il comunicato del governo - sono quelle formalmente rappresentate al Parlamento e, in particolare, al Comitato parlamentare di controllo per i Servizi di informazione e sicurezza e per la tutela del segreto di Stato, ed espressamente confermate dal rapporto pubblicato dal Comitato senatoriale selezionato per l'intelligence (SSCI) statunitense e dal rapporto del britannico Lord Butler».

- Nel frattempo si è appreso che il segretario di Stato americano Powell Tenet Colin Powell è stato interrogato dal gran giurì che indaga sul Cia-gate, la fuga di notizie all'interno dell'amministrazione Bush che ha portato a identificare come spia della Cia Valerie Plame, la moglie dell'ex ambasciatore Joseph Wilson. Lo ha appreso il settimanale "Newsweek" domani in edicola. (Nella foto, Powell e - alle sue spalle - l'ex direttore della Cia Tenet)
Powell è stato sentito dal gran giurì guidato dal magistrato Patrick Fitzgerald lo scorso 16 luglio. Fonti vicine all'inchiesta hanno indicato che i membri del giurì erano interessati alle conversazioni avute da Powell con il presidente Bush nel corso di viaggio in Africa nel 2003. Il viaggio ha preceduto di poco la fuga di notizie su Plame.
Fonti del dipartimento di Stato hanno confermato che, durante il viaggio, Powell ricevette un rapporto di intelligence sulla caccia da parte di Saddam Hussein all'uranio del Niger, caccia che il marito di Plame, Wilson, aveva giudicato una montatura dopo essersi recato personalmente nel Paese africano per conto della Cia.
Il rapporto arrivato a Powell sosteneva che la moglie di Wilson aveva partecipato alla riunione della Cia in cui si era deciso di mandare l'ex ambasciatore in missione in Niger.
Nel rapporto Plame non veniva identificata per nome né ne veniva definito il suo stato particolare di agente clandestino.
La decisione di interrogare Powell, che non è oggetto diretto dell'inchiesta, secondo "Newsweek" è doppiamente rivelatrice: da un lato mostra l'intensità dell'indagine del giurì, dall'altra comprova il fatto che l'identità "top secret" di Plame era ben nota all'interno dell'amministrazione.

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