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Al Qaida, le precedenti minacce all'Italia

Le Brigate Abu Hafs al Masri - il gruppo che afferma di essere collegato a Al Qaida e che oggi ha dato 15 giorni di tempo all'Italia per ritirarsi dall'Iraq, pena sanguinosi attacchi - non è nuovo a questo genere di minacce.
L'ultima risale ad appena mercoledì scorso: in un comunicato diffuso su un sito Internet, il gruppo affermava che il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi è il loro primo obiettivo per un attacco. «Faremo tremare le città d'Europa e cominceremo con te, Berlusconi. Lo faremo in modo sanguinoso finchè non ritornerai sulla retta via», affermava il comunicato, che proseguiva così: «aspettaci, Berlusconi, tu al pari degli altri tuoi alleati, aspetta la nostra promessa, che abbiamo rivelato a te e stiamo ora rivelando all'Europa». Due giorni prima, Le Brigate Abu Hafs al Masri, in un altro comunicato pubblicato su Internet, avevano lanciato un «avvertimento al governo italiano, che si è speso per servire la criminale crociata americana, perchè segua l'esempio di altri e lasci l'Iraq». Il comunicato così proseguiva, rivolgendosi in forma diretta al premier Berlusconi: «Se non senti questo avvertimento, te lo faremo sentire a Roma... Ti diamo solo pochi giorni, Berlusconi, prima di farti vedere ciò che non ti farà piacere».
Il 24 luglio, un sedicente 'Islamic Tawihid Group' aveva fatto la stessa ultimativa richiesta, minacciando scenari apocalittici, con «colonne di auto ben imbottite» per far tremare «le vostre città». Ancora in precedenza, il 15 luglio, un comunicato attribuito alle Brigate Abu Hafs al-Masri minacciava un «bagno di sangue come quello dell'11 settembre 2001 negli Usa» se gli italiani non avessero cambiato il governo in carica. Il testo, tradotto in italiano da un non meglio specificato «ammiratore tunisino dei due sceicchi», poneva all'Italia un ultimatum, affermando che per evitare l'incombente minaccia gli italiani dovevano «sbarazzarsi» del presidente del consiglio Silvio Berlusconi.
«Noi siamo in Italia - aggiungeva il comunicato - e nessuno di voi è al riparo. Dato che avete respinto l'offerta del nostro sceicco Osama bin Laden, noi passeremo ai fatti e con il sangue nostro e quello di migliaia di italiani scriveremo una nuova pagina della vostra storia». «Non si tratta di semplici minacce» - ammoniva il testo - «disponiamo di armi non convenzionali, che causeranno un'enorme catastrofe». Il riferimento era all'offerta di pace fatta in un messaggio audio attribuito al capo di Al Qaida e diffuso il 15 aprile scorso dalle tv arabe Al Jazira e Al Arabiya. In quella registrazione Bin Laden proponeva «la pace» ai paesi europei che si fossero impegnati a non aggredire i musulmani. La tregua offerta aveva la durata di tre mesi. «Il nostro prossimo messaggio - concludeva il testo - non lo vedrete su Internet ma direttamente sul vostro territorio».
Il 17 luglio, lo stesso sito Internet aveva riportato un altro comunicato, questa volta firmato dalle 'Brigate Khaled ibn al-Walid, al Qaida', in cui si chiedeva il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq, altrimenti «le autobombe saranno la soluzione». «Popolo italiano - affermava il messaggio - il vostro governo ha partecipato alla guerra contro l'Iraq e ha mandato truppe e arsenali nel nostro paese. Noi vi inviamo questo ultimo appello affinchè gli chiediate di ritirarsi pacificamente dall'Iraq». Le 'Brigate Khaled ibn al-Walid, al Qaida' ricordavano di aver inviato in passato altri avvertimenti al governo, il quale «non li ha capiti perchè non capisce che il linguaggio del sangue e della jihad». Quindi mandavano «un secondo messaggio al popolo al governo italiani» chiedendo loro di «assumersi la responsabilità» del rifiuto della proposta di pace di Osama. «Vi abbiamo teso la mano per la tregua - continuava il testo - ma il vostro governo non ha risposto favorevolmente. Assumetevi dunque la responsabilità delle decisioni del vostro governo. Noi giuriamo che le auto della morte non si arresteranno». «Vi consigliamo dunque di procurarvi sacchi neri e fabbricare bare - aggiungeva il comunicato del 17 luglio - per riempirle di morti».

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