Giovedì 13 Dicembre 2018 | 09:14

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L'ultimatum scade alle 17,00 ora italiana di venerdì

BAGHDAD/BEIRUT - Le autorità irachene avevano detto che per questioni di «credibilità» non intendevano rinviare la Conferenza Nazionale in programma per sabato, ma oggi, dopo un'ennesima ondata di attentati e un inasprimento della crisi degli ostaggi, hanno ceduto: il presidente Ghazi al Yawar ha fatto sapere che la grande riunione di 1.000 delegati, che dovrà segnare un altro cruciale passo nella ricostruzione istituzionale del Paese, non avrà luogo prima di due settimane.
Un annuncio che arriva sulla scia di una ennesima giornata di violenza: in diversi episodi, quattro soldati americani e uno polacco sono stati uccisi, due pachistani rapiti nei giorni scorsi sono stati messi a morte, mentre alla lista degli ostaggi si devono aggiungere un autista somalo e quattro giordani.
In un ennesimo video, i sequestratori di questi ultimi, che si presentano come «il Gruppo della morte», affermano di aver «preso come ospiti quattro nostri fratelli della Giordania per fare pressione sul loro governo».
Si sono fatti vivi anche i rapitori dei sette autisti di camion - tre indiani, tre keniani e un egiziano - minacciando di uccidere uno dei loro ostaggi se entro le 17:00 ora italiana di domani, venerdì, non avessero ricevuto una risposta alle loro richieste. Sempre in una registrazione video, uno di loro si è mostrato mentre, con il volto celato, punta un fucile d'assalto M-16 alla testa di un ostaggio, un indiano, vestito con una tuta arancione.
Sul piano politico, il primo ministro Iyad Allawi, da Gedda, ha oggi annunciato di vedere con favore la proposta avanzata dall'Arabia Saudita di dispiegare in Iraq una forza militare formata da Paesi islamici. Allawi ha esortato i Paesi arabi e islamici a «serrare i ranghi», perchè, ha detto, «ci sono delle forze del male che agiscono contro di noi». Una prospettiva accolta con favore anche dal segretario di Stato americano Colin Powell, anch'egli in visita a Gedda, che in una conferenza stampa a fianco di Allawi l'ha definita «una idea interessante e benvenuta».
Appena poche ore dopo, un gruppo legato al terrorista Abu Mussab al Zarqawi, che secondo gli Stati Uniti è il luogotenente di Osama bin Laden in Iraq, ha fatto sapere di non essere d'accordo. «Non resteremo zitti in caso di invio in Iraq di forze di non importa quale Paese arabo o islamico, in particolare l'Arabia Saudita, il Pakistan e l'Egitto», hanno fatto sapere con un comunicato pubblicato in un sito internet le 'Brigate Omar al Muktar Tawhid wal Jihad' (unificazione e Guerra Santa). «Le nostre spade - hanno minacciato con la solita retorica - saranno brandite contro tutti coloro che cooperano con gli ebrei e i cristiani, chiunque essi siano».
Allo stesso tempo, veniva diffuso l'annuncio che l'attesa Conferenza Nazionale prevista per sabato e domenica non ci sarà. E' stata rinviata fino a metà agosto, su richiesta esplicita del segretario generale dell'Onu Kofi Annan. I mille delegati di cui è prevista la partecipazione devono nominare un centinaio di personalità incaricate di dar vita ad un organo consultivo e di controllo con diritto di veto - a maggioranza di due terzi - sulle attività del governo provvisorio guidato dal premier Iyad Allawi, fino alle elezioni in programma per il gennaio prossimo.
Nelle intenzioni, i mille delegati devono partecipare in rappresentanza di tutte le regioni e province del Paese, dei partiti politici, le organizzazioni non governative, gli organismi tribali e religiosi.
Ma le autorità hanno fatto sapere di aver ricevuto «una lettera del segretario generale Kofi Annan nella quale ci ha chiesto che la Conferenza nazionale sia rinviata», come ha detto un portavoce ufficiale. «Nella lettera, (Annan) nota che alcuni partiti iracheni hanno affermato di non voler partecipare a questo processo e ha chiesto tempo per persuadere tali partiti».
Molti hanno anche sottolineato gli enormi problemi per la sicurezza che un evento del genere pone agli organizzatori, e gli ultimi attacchi della guerriglia - compreso quello di ieri contro una stazione di polizia a Baquba, che secondo l'ultimo bilancio ha causato la morte di 70 persone - sembrano aver influito sulla decisione di accettare la richiesta di Kofi Annan.

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