Martedì 11 Dicembre 2018 | 04:15

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Gaza - Intimidazioni ai giornalisti che seguono la protesta

GAZA - Tempi davvero duri per i giornalisti palestinesi che a Gaza cercano di fare il loro lavoro, informando sulla crisi esplosa all'interno dell'Anp e sulle manifestazioni di piazza per le riforme e contro i «corrotti».
Diversi cronisti al servizio di media locali e soprattutto stranieri impegnati a coprire la crisi hanno ricevuto negli ultimi giorni intimidazioni, avvertimenti e minacce, anche di morte, se continuavano a raccontare al mondo le tensioni in atto nella Striscia. Il quotidiano Jerusalem Post ha indicato oggi che molti giornalisti hanno cessato la copertura delle tensioni interne palestinesi o si limitano a passare notizie senza farsi citare, per timore di ritorsioni. Fonti giornalistiche di Gaza hanno precisato che la maggior parte delle minacce vengono da persone legate a Mussa Arafat, parente del presidente palestinese Yasser Arafat, da lui nominato sabato scorso capo della sicurezza generale a Gaza.
Mussa Arafat è duramente contestato a Gaza: le Brigate dei martiri di Al Aqsa - un gruppo clandestino legato a Al Fatah,il partito di Yasser Arafat - lo hanno definito il «simbolo della corruzione». Un cronista, citato dal quotidiano, ha affermato che «l'Anp sta esercitando forti pressioni sui giornalisti perchè si astengano dal coprire le manifestazioni di protesta contro la corruzione». Diversi giornalisti palestinesi hanno ricevuto giovedì telefonate di avvertimento di tenersi lontani dal raduno organizzato a Gaza City contro la corruzione ai vertici Anp e contro la nomina di Mussa Arafat. Circa 10.000 persone hanno partecipato alla manifestazione, ignorata dal principale quotidiano palestinese, Al Quds, che ha preferito dirsi convinto dell'appoggio della Striscia a Yasser Arafat.
«Prima ti dicono che non è bene per la causa palestinese che si parli degli scontri interni, poi, se non capisci o fai finta di non capire, che potrebbe essere pericoloso per te o per la tua famiglia occupartene», riferisce un cronista di Gaza. Ad altri giornalisti è stato detto che se seguivano la manifestazione, avrebbero «fatto la fine di Nabil Amr»: deputato ed ex ministro, avversario di Arafat, Amr è stato «gambizzato» mercoledì scorso a Ramallah da alcuni sconosciuti armati. Il giorno prima, in una intervista a Al Jazira, aveva di nuovo duramente criticato l'anziano rais. Sono «avvertimenti» che non possono essere presi alla leggera: a Gaza più ancora che nel resto dei territori palestinesi, spadroneggiano i gruppi armati di ogni tipo. Alle minacce non sfuggono i corrispondenti dei grandi network arabi: anche i giornalisti che lavorano per le Tv del Qatar e del Dubai, Al Jazira e Al Arabiya, hanno ricevuto telefonate minacciose, sono stati avvertiti che sarebbero stati ritenuti «responsabili» di quanto riferivano da Gaza.
Appelli alla censura, o meglio all'autocensura, sono venuti sorprendentemente dall'associazione dei giornalisti palestinesi di Gaza, controllata da persone vicine a Arafat, che in un comunicato ha diffidato gli aderenti dal coprire dichiarazioni o manifestazioni «che riguardino eventi interni e veicolino parole che denunciano, attaccano o feriscono». L'Associazione ha esortato i giornalisti a piuttosto porre l'attenzione su manifestazioni «che rafforzano l' unità nazionale». Una presa di posizione denunciata dal direttore dell'Ong palestinese di sorveglianza dei diritti umani Bassem Eid, che ha ricordato come in passato siano stati «attaccati regolarmente, minacciati, dei giornalisti palestinesi considerati troppo critici nei confronti dell'autorità palestinese». «Il sindacato dei giornalisti, invece di difendere i professionisti che rappresenta, aggiunge la beffa al danno, cercando ora di impedire che facciano il loro lavoro», ha detto.
Francesco Cerri

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