Giovedì 13 Dicembre 2018 | 07:59

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La lunga scia criminale di «Lupo» Liboni

ROMA - L'intero arco criminale: dal tentativo di omicidio alla rapina, dal furto allo spaccio di stupefacenti, dal sequestro di persona alla ricettazione. Quella di «Lupo» Luciano Liboni - l'uomo che è accusato di aver ucciso il carabiniere Alessandro Giorgioni nelle Marche e che oggi ha fatto scattare una vera e propria caccia all'uomo nelle vie di Roma - è, secondo quanto emerge dagli archivi di polizia, una carriera criminale in piena regola: con tanto di compagna che con lui condivideva le azioni più spericolate.
Nato 47 anni fa a Montefalco, in provincia di Perugia, a 17 anni ha già un curriculum di tutto rispetto: tra il '74 e il '75 viene più volte arrestato per furto, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Due le donne ufficiali della sua vita: la prima è stata una cittadina svizzera, di 14 anni più grande di lui, con la quale l'uomo non ha più rapporti da anni. E nessun contatto neanche con la seconda, una donna di 32 anni che con lui ha partecipato ad una serie di rapine - tra il '97 e il '98 - agli uffici postali della provincia di Perugia e che per quei reati è finita in carcere.
Passano gli anni, ma non cambia la vita di «Lupo»: negli anni ottanta l'uomo si è reso irreperibile ed è stato deferito per rapina, porto abusivo e detenzione di armi, lesioni personali, detenzione di stupefacenti, sequestro di persona a scopo di estorsione. Arrestato nei primi anni novanta, Liboni finisce in carcere per scontare le pene accumulate. Esce nel '96 e neanche un anno dopo è di nuovo dietro le sbarre: sempre le stesse le accuse: lesioni personali, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti, oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale, sequestro di persona a scopo di rapina, furto, estorsione, ricettazione, porto abusivo e detenzione di armi.
Nel '98 la Questura di Perugia lo segnala chiedendo la sorveglianza speciale con l'obbligo di dimora e tra il '99 e il 2000 Liboni entra ed esce dal carcere come se fosse a casa propria. A marzo del '02 la Procura di Perugia emette due distinti provvedimenti: Liboni è accusato di tentativo di omicidio e rapina per un assalto, guarda caso, ad un ufficio postale in provincia di Perugia. Un mese prima dell'emissione dei provvedimenti, l'uomo aveva sparato contro un benzinaio che aveva tentato di bloccarlo dopo averlo sorpreso a bordo di un'auto rubata tempo prima ad una sua amica. Il benzinaio se la cavò con qualche ferita.
A maggio, sempre del '02, è la procura di Civitavecchia a interessarsi di Liboni. I giudici emettono un ordine di carcerazione per il reato di tentato omicidio plurimo, rapina, sequestro di persona, ricettazione, porto illegale di armi e resistenza a pubblico ufficiale. Due mesi prima aveva sparato contro un'auto della guardia di Finanza che aveva tentato di fermarlo.
Liboni, in quel periodo, è in piena attività: come oggi a Roma, sequestra un uomo a bordo di una macchina e lo costringe con una pistola a farsi portare nella capitale. Poi scompare. Così, nel maggio 2003, le ricerche vengono estese in campo internazione e ad ottobre la procura di Perugia emette l'ennesimo ordine di carcerazione per rapina, furto, estorsione, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali e sequestro di persona. Alla fine dell'anno scorso venne bloccato a Praga perché in possesso di documenti falsi. Quando dall'Italia arrivò alle autorità locali l'indicazione sulle sue vere generalità era stato già rilasciato. Un ritardo dovuto al fatto che la Repubblica Ceca non fa parte del trattato di Schengen.
Di «Lupo», poi si perdono le traccia, almeno fino a pochi giorni fa quando incappa nelle Marche nel carabiniere Alessandro Giorgioni. L'appuntato lo ferma per un controllo e lui - secondo gli investigatori - spara. Giorgioni muore e Lupo scappa ancora. Praticamente nello stesso momento in cui il pm di Pesaro Monica Garulli firma un decreto di fermo, Liboni (sul fatto che sia lui pochi tra gli investigatori sembrano aver dubbi) scatena il panico a Roma, sparando tra la folla e fuggendo in metropolitana, inseguito e accerchiato da decine di agenti.
Per il momento sembrerebbe averla fatta franca ancora una volta, utilizzando le tecniche di sempre: spostarsi continuamente su tutto il territorio nazionale con auto e moto, utilizzare documenti di identità falsi, compiere rapine a mano armata in uffici postali e istituti di credito per finanziarsi la fuga.

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