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Commozione ai funerali di Giorgioni

NOVAFELTRIA (PESARO URBINO) - Una famiglia di carabinieri nella grande famiglia dell'Arma: è quella che oggi ha pianto Alessandro Giorgioni, ucciso a un controllo dal bandito Luciano Liboni, il 'Lupo', ricercato ora a Roma.
A ricordarlo ai funerali di Stato che si sono svolti stamane nella chiesa di San Pietro a Novafeltria, c'erano infatti, oltre alla moglie Simona e al figlioletto Leonardo, alla madre e alla suocera, gli altri parenti, anche il fratello Gianenrico - carabiniere da poco rientrato da Nassiriya - e il padre Francesco, anche lui un uomo dell'Arma. E pensare, hanno commentato oggi i colleghi, che la mamma temeva per il figlio in Iraq e mai avrebbe pensato che sarebbe stato invece l'altro, Alessandro, a donare la vita in questa zona così tranquilla.
Quella che si è svolta oggi a Novafeltria, città per la pace, come recitano i cartelli all'ingresso del centro, è stata una cerimonia quasi intima, proprio per l'affetto palpabile dei carabinieri verso questa famiglia di loro colleghi. Con la morte di Alessandro, «unico e irripetibile, abbiamo percorso a ritroso la nostra vita», ha detto uno di loro leggendo un messaggio. Ora «Alessandro è un angelo vero che costantemente ci protegge».
Paradossalmente le parole più dure, o comunque il richiamo alla realtà dell'efferato delitto, sono venute dalle autorità religiose che hanno concelebrato la Messa, il vescovo della Diocesi di San Marino-Montefeltro Paolo Rabitti e l'Ordinario militare Angelo Bagnasco, che hanno fatto entrambi riferimento all'assassino chiedendogli di ravvedersi. Il primo invitandolo a una «riparazione prima del perdono di Dio», il secondo parlando di «ravvedimento e reale conversione del cuore».
Il pensiero dei religiosi è andato anche al piccolo Leonardo, per il quale il dolore per la perdita del padre si farà «via via più pungente». Oggi ha pianto molto, forse frastornato dalla gente e dagli applausi, e ha baciato più volte la bara del padre. Poi, come tutti i bimbi, con una caramella in bocca, si è messo a giocare con uno spadino in miniatura. La mamma lo ha preso in braccio al termine della messa e al microfono ha rivolto frasi di ringraziamento spezzate dai singhiozzi.
Il padre di Alessandro non ha avuto cedimenti: avvicinato dalle autorità - c'erano tra gli altri il comandante generale dell'Arma Luciano Gottardo, il sottosegretario alla difesa Filippo Berselli - ha detto semplicemente: «Siamo qui».

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