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Il premier Allawi chiede truppe agli arabi, che nicchiano

IL CAIRO - Scortato nella sua visita al Cairo da un grande servizio di sicurezza, composto anche - secondo alcune fonti - da agenti americani, e che ha creato grandi intasamenti nel traffico cittadino, il premier ad interim iracheno Iyad Allawi ha chiesto oggi al presidente egiziano Mubarak che l'Egitto, per primo, ed altri paesi arabi e islamici inviino truppe per proteggere i funzionari dell'Onu che dovessero partecipare di nuovo ad una missione in Iraq.
La risposta egiziana è stata fredda, se non addirittura di rifiuto. Non si hanno dettagli su quanto Mubarak abbia risposto all'ospite, che ieri aveva assistito ad un'esercitazione dei reparti antiterroristici egiziani ed oggi ha inviato il suo ministro degli interni a conferire con il suo omologo egiziano.
Ma ieri il ministro degli esteri Ahmed Abul Gheit aveva escluso in qualsiasi caso l'invio di forze in Iraq. Inoltre, in una dichiarazione ad un'agenzia americana, il portavoce presidenziale Magid Abdel Fattah ha ricordato quanto la situazione della sicurezza in Iraq sia complicata. «Non so come possiamo contribuire a risolvere questa situazione - ha affermato - è qualcosa che deve venire dalla dirigenza irachena».
Già in passato Mubarak ed altri dirigenti egiziani ed arabi avevano espresso l'orientamento di non inviare truppe a Baghdad, a meno che non ci fosse una richiesta specifica del popolo iracheno. Ad indicare così una disponibilità molto limitata, se non inesistente, considerate le divisioni interne del paese e le scarse probabilità di una richiesta fatta in modo univoco da tutta la popolazione, almeno in questa fase.
La domanda di Allawi giunge però proprio il giorno successivo alla dichiarazione del segretario generale dell'Onu, Kofi Annan, secondo il quale, a sei settimane dalla concessione da parte del Consiglio di Sicurezza dell'autorizzazione per la creazione di una forza separata per la protezione del personale Onu, non è ancora arrivata alcuna conferma di disponibilità di forze armate. Allawi ha anche comunicato al Cairo di aver avuto in queste ore un contatto diretto con Annan che gli ha espresso «la volontà di sviluppare l'azione dell'Onu in Iraq».
Lo stesso premier ad interim iracheno - accompagnato al Cairo da una delegazione che comprende sei ministri oltre al governatore della banca centrale irachena - ha sottolineato con enfasi l' interesse del suo governo e del suo paese ad un'azione delle Nazioni Unite, già auspicata e apprezzata ieri in un documento approvato dai ministri degli esteri dei paesi vicini all' Iraq (Iran,, Giordania, Kuwait, Arabia Saudita, Siria, Turchia, oltre che gli stessi Iraq ed Egitto) riuniti al Cairo, con la presenza anche dell'inviato Onu Lakhdar Brahimi.
I ministri degli esteri, alla loro sesta riunione, dopo Istanbul, Riad, Teheran, Damasco e Kuwait City, hanno «rienfatizzato l importanza del sostegno delle Nazioni Unite al popolo iracheno durante il periodo di transizione ed il suo ruolo centrale nel ristabilimento delle istituzioni di governo, nella preparazione di elezioni e nell'elaborazione della costituzione», accogliendo anche con favore la nomina del nuovo inviato di Annan per l'Iraq, il pachistano Ashraf Jehangir Qazi.
Il precedente inviato Onu, Sergio Vieira De Mello, fu ucciso con altri funzionari in un attentato il 19 agosto scorso che provocò la morte di 22 persone. Ma la reazione poco entusiasta del Cairo e presumibilmente di altre capitali arabe e islamiche alla richiesta formulata da Allawi ricorda molto da vicino l'esitazione manifestata dalla dirigenza egiziana a quella del governo israeliano di inviare truppe per garantire la sicurezza nella striscia di Gaza dopo il ritiro di Israele da quell'area. «Rischieremmo di cadere in una trappola nella quale dobbiamo sparare contro fratelli arabi», spiegò in quell'occasione un osservatore di rango egiziano.

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