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Cogne - Ex sindaco: «Facciano i nomi invece di linciarci»

COGNE (AOSTA) - Invoca l'intervento della magistratura Osvaldo Ruffier, ex sindaco di Cogne, che si dice esterrefatto delle dichiarazioni di Carlo Taormina e dell'investigatore privato Giuseppe Gelsomino relative all'individuazione della persona che il 30 gennaio 2002 ha assassinato Samuele Lorenzi. Delitto per il quale la mamma, Annamaria Franzoni, è stata condannata a 30 anni di carcere.
Nell'auspicare «un intervento della Procura perché metta fine al linciaggio in cui è sottoposta l'intera comunità», dice: «facciano i nomi senza annunci e proclami e poi chi di competenza agirà». Con un certo rammarico ricorda poi che da subito le attenzioni si erano poste su due fratelli. «Uno - aggiunge - è stato appurato che non era in paese ma era ospite di una comunità fuori Valle; per l'altro gli accertamenti hanno dimostrato che quel giorno era in tutt'altra parte».
Nel sperare in una «decisa presa di posizione di chi ne ha l'autorità», Osvaldo Ruffier si lascia andare ad una amara considerazione: «è stata trattata con tutte le garanzie, hanno cercato in tutti i modi di addolcire la cosa, è a casa sua. Ma la nostra comunità continua ad essere presa di mira». E facendo riferimento all'identikit tracciato dall'investigatore dice: «Io di folli a Cogne non ne conosco e se ci sono delle persone con qualche problema di testa è già stato appurato che con l'assassinio non c'entrano nulla».
L'ex sindaco, che il dramma della comunità l'ha vissuto sin dal primo momento e che ancora si sente bruciare la pelle pensando all'ipotesi prospettata in Consiglio comunale da Stefano Lorenzi secondo cui Samuele sarebbe stato assassinato per un complotto a sfondo politico, aggiunge: «continuano a gettare sospetti; lo hanno fatto con i vicini di casa, lo hanno fatto con amici di famiglia; ora lo fanno in modo quanto mai generico per creare confusione».

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