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ROMA - Fiducia sulla manovra, tra malumori e distinguo per il maxiemendamento, sforbiciato alla fine anche dal presidente della Camera Casini. Poi, tanta incertezza nella Cdl sullo sbocco di una verifica che resiste a ogni tentativo di metterla tra parentesi. Per sbrogliare la matassa si lavora all'ipotesi di un vertice domani, ma si valuta anche il rischio che un faccia a faccia tra i leader possa irrigidire le posizioni. Insomma, la maggioranza pensa già all'autunno caldo, ma è ancora sull'orlo di una crisi di nervi, in una nuova giornata segnata da tensioni tra gli alleati pressati dalle emergenze della chiusura dei lavori parlamentari prima della pausa estiva. Sul tavolo del governo si accumulano i problemi e manca un patto politico capace di contenere le divergenze tra i partiti. Malgrado i tentativi sempre in corso di ritessere una tela che porti almeno a superare lo scoglio di luglio. Continua ad esempio il braccio di ferro sulle riforme, che si intreccia fatalmente con l'indicazione del Commissario italiano alla Ue.
Le novità di oggi sono due: un tentativo di dialogo tra Berlusconi e l'Udc e, al contempo, un irrigidimento di An verso i centristi.
«Nessuno scambio tra riforme, pensioni e Commissario europeo», afferma Volontè, che indica Buttiglione come «candidato naturale della Cdl». Ma la partita non si chiude qui. I centristi mandano a dire anche che accoglierebbero naturalmente come un segno di apertura se Berlusconi annunciasse la sua scelta per il ministro delle Politiche europee, magari già al Consiglio dei ministri di lunedì. Sarebbe un modo, dicono, per stemperare la tensione in attesa che, in agosto, il tavolo tecnico evocato dal neoministro Calderoli sciolga i nodi. Una missione esplorativa in questo senso sarebbe stata affidata al ministro Giovanardi che domani potrebbe incontrare Berlusconi. Ma il presidente del Consiglio non mancherà di chiedere all'Udc di disinnescare la mina che minaccia la vita del governo.
I segnali di fumo che si scambiano premier e centristi non piacciono intanto ad An, che cancella del tutto il presunto asse con l'Udc. La Russa infatti attacca gli emendamenti centristi sul premierato. «Non sono migliorativi, se passano ci saranno conseguenze, il testo del Senato è il minimo accettabile per noi. Oltre non si tratta», dice il coordinatore in una nota scritta insieme a Fini. E lascia cadere che per la nomina di Buttiglione «c'è ancora tempo...». Nella replica, il partito di Follini sceglie l'understatment, malgrado le pressioni che arrivano anche da Fi e Lega: «Nessun dramma se si discute su una riforma costituzionale - dicono da Via Due Macelli - Non abbiamo volontà incendiarie, ma non ci sono nemmeno scorciatoie, né collegamenti impropri con altre materie, dal Commissario europeo alle pensioni». Anzi, l'Udc indica nella delega previdenziale una assoluta priorità. «Un atto dovuto verso l'Italia, l'Ecofin, le agenzie di rating. Non si può tergiversare o peggio lanciare aut aut», dicono i centristi. Una posizione opposta alle richieste della Lega, che insiste perché tutti i leader del centrodestra firmino un documento con gli impegni sulle riforme e minaccia altrimenti di bloccare le pensioni, che la conferenza dei capigruppo della Camera ha messo in calendario per martedì.
Proprio a Montecitorio il governo ha vissuto ore difficili nel pomeriggio, pressato dalla richiesta del presidente Casini di indicare le priorità tra i tanti provvedimenti che affollano gli ultimi giorni di lavoro: quattro decreti (manovra, P.A., Alitalia, Agroalimentare), Dpef, e poi i ddl su energia, leva, pensioni, senza contare le riforme. Il ministro Giovanardi ha dovuto prendere tempo per consultarsi, per questo la riunione dei capigruppo è slittata alle 20.
Alla fine, dalla riunione esce un calendario da brividi: domani la fiducia sulla manovra; venerdì i ddl su energia, agricoltura e pesca; lunedì i decreti su Pubblica Amministrazione e Alitalia (la Lega resta contrarissima), con il ddl sulla leva; da martedì a venerdì le pensioni (su cui pende l'ipotesi di una nuova fiducia), quindi il ddl sulle riforme e, alla fine, il Dpef. Proprio sul Documento di programmazione economica sono circolate per tutto il giorno voci che parlavano di un rinvio a settembre. Ieri anche Casini ha chiesto lumi in proposito a Berlusconi, nel corso di una telefonata. Alla fine, è arrivata la comunicazione al Parlamento che il documento ci sarà. Dovrebbe essere approvato da un Consiglio dei ministri ad hoc, il 27 o al massimo il 28 luglio. Di certo sarà «leggero», «esile», con pochi numeri. Insomma, le scelte sull'emergenza finanziaria sono rinviate a settembre. E potrebbero condizionare tutte le altre, a cominciare dalla riforma fiscale. «La premessa di ogni decisione - dicono ad esempio i centristi - è conoscere con esattezza lo situazione dei conti pubblici».

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