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An, avvertimento sul premierato

ROMA - La riforma del federalismo sarà all'esame dell'Aula di Montecitorio la prossima settimana tra giovedì 29 e venerdì 30 luglio. La conferenza dei capigruppo della Camera, convocata in serata per fare il punto sui lavori dell'Assemblea impegnata anche con diversi decreti in scadenza, conferma così l'intenzione di arrivare ad incardinare il provvedimento prima della pausa estiva.
E questo significa che anche in commissione Affari Costituzionale si dovrà fare presto. «Voteremo tutti gli emendamenti fino all'ultimo - dichiara il presidente Donato Bruno - e se questo vorrà dire lavorare anche sabato e domenica o i primi giorni della prossima settimana non sarà un problema. La commissione è stata già convocata per venerdì mattina alle nove e domani pomeriggio si riunirà il nostro ufficio di presidenza per decidere con esattezza il calendario dei lavori». Alla luce anche dello stop dei lavori parlamentari che la richiesta di fiducia, avanzata oggi dal governo sulla manovra, comporta. Ma il centrosinistra minaccia di non prendere parte a quella che definisce «un'inutile maratona»... «Meglio - risponde Bruno - se non vengono si vota tutto in dieci minuti. Ma se vengono è uguale perchè, ripeto, siamo pronti a votare anche il fine settimana. L'importante è che si finisca di votare tutti gli emendamenti al testo prima che arrivi in Aula».
«Non importa granchè che ci sia il voto in commissione di tutte le proposte di modifica - replica il capogruppo dei Ds in commissione Carlo Leoni - se infatti partecipassimo alla votazione di tutti gli altri 300 emendamenti che restano da vedere, intervenendo anche su ogni proposta di modifica, il discorso non cambierebbe. Quando un provvedimento è calendarizzato per l'Aula, anche se il suo esame in commissione non è finito, si interrompe. Quindi restare per assistere loro che si votano i loro emendamenti peggiorativi del testo è davvero una cosa ridicola. Ovviamente dobbiamo ancora decidere cosa fare a livello di gruppo. Ma per quanto mi riguarda restare non avrebbe senso...».
Il neo ministro delle Riforme Roberto Calderoli intanto ribadisce la sua minaccia di uscire dal governo se il testo non sarà in Aula per la prossima settimana e dà la sua disponibilità ad aprire un 'tavolo tecnicò anche durante la pausa estiva «per vedere di arrivare a delle soluzioni condivise» con il resto della Cdl per settembre. E in questo senso, subito dopo l'incardinamento del testo in Aula, avrebbe già raggiunto un accordo di massima con Donato Bruno e il capogruppo dell'Udc in commissione Affari Costituzionali Giampiero D'Alia per vedere di sciogliere i nodi rimasti durante le vacanze. Il che, spiegano, non significherebbe necessariamente replicare il «conclave di Lorenzago», ma riaprire una riflessione su un testo che comunque deve sempre essere rivotato dal Senato. E che pertanto, spiegano in Forza Italia, non potrebbe essere stravolto più di tanto nel suo impianto originario. I centristi intanto non mollano. Il capogruppo alla Camera Luca Volontè ribadisce infatti l'intenzione del suo partito a non ritirare gli emendamenti al provvedimento sul federalismo. Anche se c'è chi nella maggioranza comincia a intravedere qualche schiarita. Ci sarebbe infatti la possibilità, secondo quanto si è appreso, che Silvio Berlusconi arrivi a considerare in concreto la possibilità di mandare in Europa come commissario europeo l' attuale ministro per le Politiche Comunitarie Rocco Buttiglione. Visto che all'Italia stavolta potrebbe capitare una designazione diversa da quella della concorrenza, ora del commissario Monti.
Questa eventualità, che potrebbe essere comunicata dal premier nel prossimo consiglio dei ministri di venerdì, potrebbe far piacere ai centristi che potrebbero interpretarla come una sorta di 'segnale di distensionè. Un atto di buona volontà che non avrebbe però necessariamente riflessi sul tavolo delle riforme, con il ritiro magari immediato degli emendamenti da parte dell'Udc, così come ventilato oggi da alcuni quotidiani.
Un ritiro formale delle proposte di modifica infatti non sarebbe nemmeno necessario per arrivare ad una rapida approvazione del testo. I deputati dell'Udc in commissione infatti sono solo due. E il loro voto, come si è visto anche nei giorni scorsi, non è affatto determinante, anche se affiancato da quello del centrosinistra. Secondo il regolamento della Camera, inoltre, basta che nessuno di loro si presenti per far decadere le proposte di modifica.
Non sarebbe necessario, insomma, un gesto eclatante per far capire di aver gradito il gesto di distensione. Anche perchè la partita politica nella Cdl si gioca su più piani, non solo su quello delle riforme.
Il Carroccio però chiede garanzie. I leghisti, sempre secondo quanto si è appreso premerebbero per convocare al più presto un vertice tra i leader della Cdl per arrivare a mettere nero su bianco le intese. A cominciare da quella sulla devolution.
Ma se i centristi non mollano anche An ci tiene oggi a ribadire la sua posizione sul premierato. «Affinchè ognuno assuma le sue responsabilità - avverte oggi il coordinatore Ignazio La Russa - è giusto ricordare che gli emendamenti dell'Udc al premierato sono tutt'altro che migliorativi. Se questi fossero approvati porterebbero ad un modello di forma di governo che cancellerebbe lo schema prospettato nel programma elettorale del 2001». «E questo - minaccia La Russa - non potrebbe non avere conseguenze politiche...».

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