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La reazione di Israele: «vergognosa votazione»

GERUSALEMME - La scontata condanna del muro da parte dell'assemblea generale dell'Onu non ha scosso più di tanto Israele, che imperterrito intende continuare a costruire la barriera che deve difenderlo dai kamikaze, mentre i dirigenti palestinesi, sebbene immersi in una grave crisi interna, esultano.
L'adozione a schiacciante maggioranza da parte dell'assemblea generale di una risoluzione che chiede lo smantellamento del muro, per le parti costruite sul territorio palestinese, basata sull'analogo pronunciamento consultivo della corte dell'Aja, non ha suscitato reazioni di alto livello in Israele, i cui dirigenti tendono a minimizzarne la portata.
«La costruzione della barriera di difesa continua» è stata la laconica reazione del consigliere del premier Ariel Sharon, Raaan Gissin. Israele ritiene vitale per la sicurezza dei propri cittadini la realizzazione della barriera, per bloccare le infiltrazioni dei terroristi kamikaze che negli ultimi hanno provocato centinaia di vittime civili. Il voto di New York era ampiamente previsto: Israele considera che i palestinesi hanno nell'assemblea generale una «maggioranza automatica» grazie all'appoggio dei paesi del terzo mondo, molti dei quali non democratici.
APPOGGIO «VERGOGNOSO» DALL'UE - La sola cosa che abbia davvero dato fastidio a Gerrusalemme è l'appoggio dell'Ue al documento presentato dai palestinesi. L'ambasciatore all'Onu Dan Gillerman ha parlato di un «sostegno vergognoso». Il ministero degli esteri più diplomaticamente in una nota si è detto «particolarmente deluso dalla posizione europea», dovuta secondo la stampa israeliana soprattutto alle pressioni della Francia. Per la diplomazia di Gerusalemme questo «solleva dubbi sulla capacità dell'Ue di dare un qualsiasi contributo costruttivo al processo diplomatico» di pace in Medio Oriente.
Il direttore generale del ministero degli esteri Yoav Biran ha espresso personalmente nel pomeriggio il disappunto di Israele ai rappresentanti diplomatici della presidenza olandese dell'Ue, della Commissione e del Regno Unito.
Sono toni che Israele non usava più nei confronti dell'Ue dall'anno scorso, quando sotto la presidenza dell'Italia la linea europea verso la crisi israelo-palestinese si era fatta più equilibrata.
PER I PALESTINESI UNA RISOLUZIONE «STORICA» - I dirigenti palestinesi hanno pure loro accolto senza sorpresa, ma con grande soddisfazione, il voto di New York. Ma i vertici politici dell'Anp sono distratti in questo momento dalla grave crisi interna innescata dai rapimenti di Gaza, dalla crescita del caos nei territori, e dalle dimissioni, tuttora aperte, del premier Abu Ala. «Non è solo una decisione storica, è la decisione più importante per la causa palestinese dal 1947» ha commentato il ministro ai negoziati palestinese Saeb Erekat. Nel 1947 l'Onu aveva votato la divisione dell'allora Palestina fra lo stato di Israele e un stato arabo palestinese. Il rappresentante palestinese all'Onu Nasser Al Kidwa ha invece parlato di un «risultato magnifico».
I dirigenti palestinesi devono ora definire una strategia per il futuro. Sembra però probabile che un ricorso al Consiglio di sicurezza, il solo organismo Onu in grado di prendere decisioni vincolanti per gli stati, sia rinviato almeno a dopo le elezioni presidenziali americane di ottobre.
Washington infatti ha promesso a Israele di porre il proprio veto a qualsiasi risoluzione contro il governo di Gerusalemme e contro la sua politica contro il terrorismo, di cui secondo anche gli Usa la barriera fa parte.
ATTESA PER NUOVO TRACCIATO MURO - Ma per la vita quotidiana delle decine di migliaia palestinesi che vivono vicino al 'murò la notizia più attesa non è tanto quella giunta da New York oggi ma piuttosto quella che dovrebbe arrivare da Gerusalemme la settimana prossima. Il governo israeliano deve infatti rendere pubblico il nuovo tracciato modificato della barriera che l'Alta Corte di Gerusalemme ha ordinato di ridisegnare per ridurre al minimo disagi e sofferenze dei civili palestinesi. Quella sentenza il governo israeliano si è impegnato a rispettarla.

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