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La svolta del «senatur»

ROMA - Diciassette anni in Parlamento, tre al governo. Sempre con lo stesso obiettivo, il federalismo. La decisione di Umberto Bossi di optare per Strasburgo e di lasciare in un sol colpo la Camera e il ministero delle Riforme, imprime una nuova brusca svolta alla storia politica del Capo indiscusso della Lega. Una virata verso l'Europa, ma da euroscettico. Una scelta personale, quattro mesi dopo il colpo al cuore che lo ha costretto in ospedale, ma anche un messaggio politico: la Lega non rinuncerà alla riforma federalista, a costo di uscire dal governo. E', in ordine di tempo, l'ultima decisione a sorpresa del senatur la cui vita è segnata, dalla fine degli anni '70, dalla battaglia per l'autonomia del Nord.
Varesino di Cassano Magnago, 63 anni il prossimo 19 settembre, dopo la maturità scientifica, Bossi si iscrive a medicina all'Università di Pavia, ma interrompe gli studi prima di diventare ginecologo. Nella biografia, sul sito del governo, risulta «specializzato in elettronica applicata alla medicina». E' sposato (dal 1994) con Manuela Marrone, dalla quale ha avuto tre figli, ma ha anche un altro figlio, da un precedente matrimonio. L'ultimo, nato nel 1995, si chiama Eridano, come il personaggio mitologico che, secondo una leggenda, dorme in fondo al letto del fiume Po.
Nel 1984, Bossi fonda la Lega Lombarda. I primi frutti li raccoglie nel 1985, con un seggio nei consigli comunali di Varese e Gallarate e uno nel consiglio provinciale di Varese. Nel 1987 l'ingresso in Parlamento: Bossi è eletto senatore e da allora si porta dietro il nomignolo di «senatur» anche se poi sarà sempre eletto alla Camera. La Lega prende un seggio anche a Montecitorio, con Giuseppe Leoni. Gli slogan su «Roma ladrona» e il «celodurismo» del leader «in canottiera» sconvolgono il mondo politico. Alle europee del 1989 Bossi è eletto a Strasburgo, la Lega sale all'1,8% (ma in Lombardia è all'8,1%).
Dall'unione con le leghe delle altre regioni del Nord, nasce nel 1989 la Lega Nord, e Bossi è nominato segretario federale. Alle regionali del 1990 il balzo in avanti. In Lombardia la Lega è al 18,9%. Nel 1990, con la Lega ormai diventata un vero e proprio partito di massa, Bossi inventa la manifestazione di Pontida che diventerà un appuntamento fisso del popolo leghista. Il successo è confermato alle politiche del 1992, dove la Lega ottiene l'8,6% con 25 senatori e 55 deputati.
A dicembre del 1991 Bossi è colpito da ischemia miocardica. Dopo 10 giorni viene dimesso e riprende l'attività. Nel 1994, con una svolta improvvisa, si allea per le elezioni politiche al Nord con Berlusconi, che al Centro-sud è alleato con An. L'uomo che, pochi giorni prima, Bossi aveva definito «Berluskaiser», diventa improvvisamente un alleato. La strana doppia alleanza risulta vincente e Berlusconi forma un governo in cui la Lega è presente con diversi ministri, tra cui Maroni all'Interno.
Nell'autunno dello stesso anno, però, la Lega cambia idea e a fa cadere il governo Berlusconi con il famoso «ribaltone». L'affossamento del governo provoca una serie di tensioni che portano alla rottura con la Liga Veneta e alla progressiva perdita di alcuni pezzi del movimento. Anche l'antica solidarietà con Maroni sembra incrinarsi. Ma la Lega sopravvive bene alle tensioni. E' questo il periodo di alcune delle manifestazioni che gli avversari della Lega considerano più «folkloristiche», come la costituzione del 'Parlamento Padanò che si riunisce per la prima volta a Bagnolo San Vito, in provincia di Mantova, o come le celebrazioni del dio Po, con la raccolta, in un'ampolla, dell'acqua del fiume portata con una staffetta fino a Venezia per essere versata in Laguna a simbolo della «purezza» del Nord.
Nel 1996, la Lega sfida il maggioritario e si presenta da sola alle elezioni. Vince la scommessa: 10,9%, con 59 deputati e 27 senatori. Lo stesso anno, Bossi ha un altro malore, di minore entità, durante un comizio a Modena. Nel 2000, con un nuovo colpo di scena, Bossi riporta la Lega ad allearsi con Berlusconi, An e Udc. Nasce così la Casa delle Libertà. Alle elezioni del 2001 il Carroccio paga l'alleanza in termini di consensi e rimane sotto il 4%, ma può comunque contare su un discreto numero di parlamentari eletti al maggioritario e torna nell'area di governo. Quarantotto ore dopo il voto, Bossi dichiara: «Io al governo ci andrei in canottiera». E in effetti la Lega torna al governo con il suo stesso leader, nominato ministro delle Riforme, con Maroni al Welfare e Castelli alla Giustizia. Anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, avrà nella Lega il suo principale sostenitore, fino alle dimissioni del 3 luglio scorso. La Lega rimane fedele all'alleanza, anche se a volte il suo leader sembra tirare la corda fino al limite di rottura, provocando polemiche, soprattutto con Udc e An. In particolare nell'ultimo anno, Bossi minaccia più volte che «o si fanno le riforme» o si corre il rischio di tornare a votare. A febbraio si attira critiche da ogni parte per aver attaccato la Chiesa, proponendo tra l'altro di cancellare l'8 per mille. Due settimane dopo, l'11 marzo, il senatur è colpito da uno scompenso cardiaco e ricoverato in prognosi riservata. La ripresa è molto lenta.
Il popolo leghista riprende coraggio quando viene diffuso per radio un messaggio registrato e «La Padania» pubblica le foto di Bossi che legge il giornale. Alle europee il partito risale al 5%. La crisi nella Cdl è però sottolineata anche dalla decisione della Lega di andare da sola al primo turno delle amministrative e dalla clamorosa sconfitta subita alla provincia di Milano. Il 9 luglio una nuova crisi cardiaca colpisce Bossi in ospedale a Lugano. Poi, la bufera su Tremonti, la nomina di Siniscalco, il primo incontro con Berlusconi dopo quattro mesi. Ma le dimissioni dal governo arrivano lo stesso e le loro conseguenze sono ancora da valutare.

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