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Dopo due anni di inchieste e colpi di scena il giallo resta irrisolto

ROMA - Il procedimento penale sull'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi è tutto indiziario, con pochi dati certi acquisiti durante le indagini preliminari. Sono cinque: Samuele è stato ucciso; il delitto è avvenuto all'interno della camera da letto dei coniugi Lorenzi; l'aggressione è cominciata in un momento in cui il bambino era sveglio e in grado di vedere il suo assassino; è stata la madre, Annamaria Franzoni, a trovare il figlio immerso in una pozza di sangue al momento del suo rientro a casa dopo avere accompagnato il figlio maggiore Davide alla fermata dello scuolabus; il delitto è avvenuto quella stessa mattina, prima delle 8.29, ora in cui arrivò nell'abitazione dei Lorenzi una vicina di casa, Daniela Ferrod, chiamata per telefono dalla Franzoni.
L'ORDINANZA DEL GIP (14 marzo 2002) - Partendo da questi dati, il Gip di Aosta, Fabrizio Gandini, rileva come dalle indagini svolte dai Pm di Aosta e dai carabinieri di Cogne e del Ris di Parma emerga un quadro indiziario di consistente gravità a carico della madre del bambino costituito da una serie di elementi che, valutati globalmente, fanno ritenere la donna responsabile del delitto. Ed ordina l'arresto di Annamaria Franzoni. In particolare, il gip ritiene che ella indossasse il pigiama e calzasse zoccoli bianchi quando avrebbe colpito il figlio; che si sia poi ripulita e cambiata prima di accompagnare l'altro figlio, Davide, alla fermata dello scuolabus.
PRIMA ORDINANZA DEL TRIBUNALE DEL RIESAME (30 marzo 2002) - Accogliendo il ricorso dell'avvocato Carlo Federico Grosso, difensore di Annamaria Franzoni, i giudici torinesi concludono in maniera opposta rispetto al Gip, evidenziando come - a loro parere - soltanto una piccola parte degli esiti delle indagini abbia effettiva valenza indiziaria e che altri esiti investigativi siano in contraddizione tra loro e non tali da lasciare ipotizzare la responsabilità di Annamaria Franzoni.
Sempre secondo il Tribunale del riesame, vari riscontri scientifici inducono a escludere che l'aggressore del piccolo Samuele indossasse il pigiama (sul quale sono state rilevate macchie di sangue) di Annamaria Franzoni mentre compiva il delitto; ed, inoltre, che è da escludere che le tracce di sangue rilevate sugli zoccoli bianchi della donna indicassero che essi erano stati calzati dall'assassino al momento del delitto. I giudici del riesame decidono perciò di annullare l'ordinanza del gip. Annamaria torna libera.
LA PRIMA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE (10 giugno 2002) - Chiamati in causa dal ricorso della Procura di Aosta, i giudici della prima sezione penale della Suprema Corte annullano l'ordinanza del Tribunale del riesame di Torino, rinviando gli atti allo stesso Tribunale per un nuovo esame della vicenda. In particolare la Corte di Cassazione censura il provvedimento del Tribunale del riesame di Torino, rilevando «una sorta di deliberata e pervicace determinazione dei giudici del riesame ad inficiare il costrutto accusatorio». Inoltre, definiscono vaga la tesi dei giudici del riesame, secondo i quali una persona non appartenente alla famiglia Lorenzi sarebbe potuta entrare a casa loro durante la breve assenza di Annamaria Franzoni uccidendo il piccolo Samuele.
LA SECONDA ORDINANZA DEL TRIBUNALE DEL RIESAME (19 settembre 2002) - E'il provvedimento che «ripristina» l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Annamaria Franzoni, tuttavia, rimane libera in attesa che la Cassazione si pronunci sul ricorso presentato dall'avvocato Carlo Taormina, suo difensore in sostituzione dell'avvocato Grosso. La donna è definita dai giudici «una lucida assassina», che ha compiuto «un'aggressione di violenza inaudita» dimostrando «indubbie capacità di improvvisazione nel cercare di sviare le indagini»,"freddezza e autocontrollo». I giudici, descrivendo la scena dell'omicidio del piccolo Samuele, parlano di «un'aggressione di violenza inaudita da parte di una madre contro il proprio figlio, prolungata nel tempo e probabilmente non arrestata» fino alla morte del bambino.
LA SECONDA DECISIONE DELLA CORTE DI CASSAZIONE (31 gennaio 2003) - La seconda ordinanza del Tribunale del riesame convince solo in parte la quinta sezione penale della Cassazione. La Corte Suprema annulla con rinvio, limitatamente alle esigenze cautelari: sussistono - secondo i giudici - i gravi indizi di colpevolezza a carico della donna, ma non sono adeguatamente motivate le esigenze cautelari in base alle quali è stata disposta la custodia in carcere di Annamaria Franzoni.
LA REVOCA DELL'ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE (10 febbraio 2003) - Il gip di Aosta Fabrizio Gandini revoca il provvedimento di cattura, ritenendo superate le esigenze cautelari, e «solleva» così il Tribunale del riesame di Torino dall'onere di occuparsi per la terza volta della vicenda.
LA RICHIESTA DI RINVIO A GIUDIZIO (3 luglio 2003) - Arriva dopo che la difesa illustra pubblicamente gli argomenti sui quali fonda l'innocenza di Annamaria Franzoni, e conclude la lunga fase delle indagini preliminari. L'imputata è accusata di omicidio volontario aggravato.
L'UDIENZA PRELIMINARE (dal 16 settembre 2003) - E'affidata al giudice Eugenio Gramola, il quale dispone una serie di superperizie, la più importante delle quali sulle tracce ematiche rilevate sul pigiama di Anna Maria Franzoni. L'udienza dovrebbe concludersi oggi con il confronto-scontro tra accusa e difesa e la successiva decisione del gup.

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