Sabato 15 Dicembre 2018 | 05:17

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Il mistero della minaccia via web di al Qaida all'Italia

BAGHDAD - Il terrorismo islamico sceglie Internet per minacciare l'Italia. Sfruttando l'anonimato che garantisce la rete, numerosi comunicati sono stati diffusi negli ultimi giorni attraverso siti in lingua araba a firma di sedicenti gruppi legati ad Al Qaida, l'organizzazione dello sceicco saudita Osama Bin Laden. Per nessuno dei documenti è possibile accertare l'autenticità e nella gran parte dei casi si tratta della riscrittura del medesimo testo.
Il primo messaggio di questa nuova serie è stato scoperto dall'Ansa il 15 luglio su un sito intestato ad Al Qaida, nello stesso giorno in cui scadeva la tregua di tre mesi apparentemente concessa dal terrorista saudita ai Paesi europei, Italia compresa. Una tregua anch'essa virtuale (anche se nella sostanza confermata) poichè a sua volta annunciata con messaggi anonimi alle televisioni arabe Al Jazira e Al Arabyia e successivamente rilanciata online.
L'«ultimatum» apparso il 15 luglio a firma di un misterioso «ammiratore tunisino dei due sceicchi» era in lingua italiana, anche se, per via dei tanti errori contenuti, si capiva che a scriverlo doveva essere stato uno straniero, o almeno qualcuno che voleva farsi riconoscere come tale. Il documento conteneva le identiche minacce all'Italia poi riprese in un secondo messaggio diffuso ieri sera (questa volta in lingua araba) su Ansarnet, un forum islamico frequentemente utilizzato dai gruppi estremisti per diffondere rivendicazioni di attentati puntualmente già avvenuti.
Questo secondo testo, che il giorno precedente risultava a firma dell'«ammiratore tunisino», nella versione araba appare invece sottoscritto (ma in realtà semplicemente tradotto) dalle «Brigate Abu Hafs al asri», sigla ricavata dal nome di un capo militare di Al Qaida morto in Afghanistan del 2001. Il gruppo aveva già rivendicato in passato le stragi avvenute l'11 marzo a Madrid. Uno stesso messaggio, quindi, è stato diffuso in lingue, giorni e siti diversi con firme differenti.
Un terzo messaggio, analogo nella sostanza, è apparso questa mattina sul medesimo sito Ansarnet, ma questa volta a nome delle «Brigate Khaled ibn al Walid al Qaida», sigla simile a quella del gruppo armato che rivendica il rapimento dell'ostaggio filippino Angelo de la Cruz avvenuto in Iraq.
C'è stata un'involuzione nel sistema di diffusione dei messaggi usato da Al Qaida, fanno notare gli esperti: fino al 2002 i testi venivano di solito letti da Bin Laden in persona, o dai suoi portavoce, e diffusi alle televisioni arabe con videocassette. Dallo scorso anno si è passati alle lettere, normalmente recapitate a giornali arabi pubblicati all'estero. Quest'anno è il boom dei comunicati online, che garantiscono diffusione rapida, un sicuro anonimato ma che comportano seri dubbi sulla loro autenticità.
«Come mai giungono continui messaggi video sugli ostaggi tenuti prigionieri, e mai nessuno sulle rivendicazioni?» fa osservare all'Ansa un investigatore iracheno che da tempo indaga sull'eversione di matrice islamica. Non si capisce insomma la ragione per cui il terrorista giordano Abu Musab Al Zarqawi, ad esempio, riesca a far recapitare ad al Jazira senza problemi le immagini della decapitazione di un ostaggio, ma poi preferisca rifugiarsi nella rete per rivendicare i suoi attentati.
Il messaggio scoperto il 15 luglio ha tuttavia, rispetto agli altri, un elemento in più di autenticità. Esso infatti è apparso su un sito intestato direttamente ad al Qaida, accessibile perciò nei contenuti solo a chi lo ha registrato. Le altre decine di comunicati attribuiti ai terroristi appaiono invece su forum aperti, com'è ad esempio Ansarnet, sui quali chiunque può scrivere ciò che vuole e a nome di chi preferisce, dopo aver compiuto una semplice registrazione anonima.
Proprio su Ansarnet è apparsa ieri pomeriggio, tradotta in arabo, addirittura la notizia trasmessa dall'Ansa (e ripresa dall'agenzia siriana Sana) sul primo comunicato di minacce del sedicente «ammiratore tunisino». Un «corto circuito» dell'informazione nel quale è sempre più difficile ritrovare il bandolo della verità.
Carlo Bollino

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