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La terrorista più «famosa» Nadia Desdemona Lioce

Nadia Desdemona Lioce 200 NADIA DESDEMONA LIOCE: 44 anni, pugliese, residente a Pisa, ex esponente dei Nuclei Comunisti Combattenti (Ncc), la brigatista era scampata, il 2 marzo 2003, alla sparatoria sul treno interregionale 2034 Roma-Firenze, nel tratto tra Terontola e Cortona, in provincia di Arezzo, nella quale sono morti il suo compagni Mario Galesi e il sovrintendente di Polizia Emanuele Petri.
Non si avevano sue notizie dal '95, da quando Luigi Fuccini, l'uomo al quale era legata sentimentalmente, era stato arrestato a Roma insieme a Fabio Matteini, perché trovato in possesso di armi.
Fuccini e Matteini si proclamarono appartenenti ai Nuclei comunisti combattenti e prigionieri politici. Nel 1997 il nome della donna fu segnalato dalla Digos di Firenze alla magistratura, per i suoi presunti collegamenti con gli Ncc.

31 OTTOBRE 2002 PRIMA ORDINANZA DI CUSTODIA CAUTELARE - Ma la Lioce era entrata in clandestinità. Aveva lasciato la casa di Pisa nella quale era vissuta con Fuccini e gli investigatori ne segnalarono in varie ripresa la presenza in Francia e Germania. Su di lei cadde poi il silenzio fino a quando il suo nome non comparve nell'ordinanza di custodia emessa nei confronti di Alessandro Geri, l'uomo che era stato accusato di essere il telefonista nell'omicidio D'Antona. La famiglia della brigatista si affrettò, attraverso un legale, a diffondere una nota, in cui sottolineava che la donna era «una libera cittadina, mai sottoposta ad alcun procedimento penale per reati associativi nè di altra natura».
Ma nei suoi confronti venne emessa un'ordinanza di custodia cautelare, nell'ambito delle indagini sull'omicidio D'Antona, solo il 31 ottobre del 2002 da parte del gip Maria Teresa Covatta, la stessa che ha firmato il 16 aprile scorso l'ordinanza di custodia cautelare.
Analoghi provvedimenti colpirono anche altri cinque presunti appartenenti alle Br-Pcc, su richiesta della procura della Repubblica di Roma: Antonino Fosso, Michele Mazzei, Francesco Donati e Franco Galloni, Galesi e Lioce , questi ultimi due entrambi irreperibili. La Digos perquisì, a Firenze, le abitazioni dei familiari della Lioce.
Fu controllata anche la casa di un altro suo parente, a Foggia, città di origine della donna.

IL 2 MARZO 2003 L'OMICIDIO DELL'AGENTE EMANUELE PETRI (Adnkronos) - Il 2 marzo 2003, era domenica, la Lioce viaggiava insieme a Galesi quando tre agenti si sono avvicinati per chiedere loro i documenti. Mentre il soprintendente della polizia Emanuele Petri, 48 anni, residente a Tuoro sul Trasimeno, in provincia di Perugia, stava telefonando alla centrale operativa per controllare l'identità dei due, Galesi estrasse una pistola e sparò uccidendolo. Partì anche un secondo colpo, che ferì il collega Bruno Fortunato, 46 anni, residente a Terontola.
Fu il terzo agente a disarmare l'uomo, ferendolo. Galesi, venne ricoverato in gravi condizioni all'ospedale San Donato di Arezzo, dove poi morì. Fortunato, padre di due figli, fu operato d'urgenza nell'ospedale aretino. La brigatista, trovata in possesso di un biglietto ferroviario per Arezzo, al momento dell'arresto si dichiarò prigioniera politica.

RIPRESA DA UN VIDEO IN VIA SALARIA IL 19 MAGGIO 1999 - La Lioce era in via Salaria nel pomeriggio del 19 maggio 1999, il giorno prima dell'omicidio di Massimo D'Antona. Lo dimostra un video girato da una delle telecamere collocate lungo la strada. Proprio questo video è stato alla base dell'ordinanza della custodia cautelare disposta dai magistrati della Procura di Roma nell'ambito delle indagini per l'assassinio del professore di diritto del lavoro. In precedenza, la Lioce era indagata solo nell'ambito del procedimento di banda armata che aveva portato nei mesi scorsi all'emissione di un'altra ordinanza di custodia cautelare.
Due settimane dopo l'arresto, il 14 marzo, il nome della Lioce fa la sua comparsa nel fascicolo sull'inchiesta sull'omicidio Marco Biagi, il giusvalorista ucciso a Bologna il 19 marzo del 2002 mentre rientrava a casa in Via Valdonica nel capoluogo emiliano. L'accusa è di attentato per finalità terroristiche o di eversione. E a spingere a questa decisione la Procura di Bologna gli elementi a suo carico emersi dopo la cattura in treno. Elementi, secondo gli investigatori, che farebbero pensare alla partecipazione della donna all'agguato di Via Valdonica.

LA BRIGATISTA RICONOSCIUTA DA DIVERSI TESTIMONI - Il volto della brigatista è stato infatti riconosciuto da diversi testimoni sentiti già nei giorni successivi il delitto e ai quali fu mostrata, fra altre decine, anche la fotografia della donna che però ritraeva un volto piuttosto diverso da quello di oggi, che compare nelle foto fatte subito dopo l'arresto. Anche per questo motivo, solo all'inizio di marzo di quest'anno diverse persone avrebbero potuto riconoscere un volto già visto un anno fa. Resta ancora da valutare quale ruolo nell'omicidio, tra ideazione, preparazione ed esecuzione, Lioce abbia avuto. Una donna potrebbe essere stata tra i brigatisti che coprivano le spalle a chi sparò, come nella fase del pedinamento del professor Biagi dalla stazione a via Valdonica.
La Lioce e Galesi sono ritenuti, da investigatori e da magistrati, fra gli esponenti di spicco dei Nuclei Comunisti Combattenti romani e veneti dei primi anni novanta, che, a partire dall'omicidio D'Antona, si trasformarono nelle «Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente». Ovvero il trade d'union fra vecchio e nuovo terrorismo. Secondo gli inquirenti, la Lioce potrebbe aver partecipato alla rapina ad un ufficio postale, a Firenze, avvenuta il 6 febbraio 2002 e fruttata 67mila euro. L'ipotesi, cui già stava lavorando la Digos di Firenze, ha preso ancor più consistenza dopo l'arresto della donna, la cui corporatura robusta ricorderebbe quella di una delle due donne che parteciparono al colpo.

La presenza delle due donne nel gruppo aveva fatto subito avanzare sospetti sulla rapina, considerata come un possibile colpo di autofinanziamento di terroristi. Altro particolare ritenuto importante: i quattro banditi, armati di pistole e di un kalashnikov, fuggirono a bordo di due motorini risultati rubati a Roma e a cui erano state messe targhe rubate a Firenze. Delle due donne del gruppo, una agì a volto coperto: proprio quest'ultima, per gli investigatori, potrebbe essere stata la Lioce.

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