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Il Rapporto Butler scagiona Blair

LONDRA - Assolto per aver sbagliato in buona fede. Un verdetto più che sufficiente per consentire a Tony Blair di presentarsi alla Camera dei Comuni e dire che si è fatto l'esame di coscienza concludendo che, anche se Saddam Hussein non aveva armi chimiche e batteriologiche pronte all'uso, l'invasione dell'Iraq è stata giusta perchè ha liberato il mondo da un pericoloso dittatore.
«Nessuno ha mentito. Nessuno si è inventato informazioni di intelligence. Nessuno ha inserito cose nel dossier contro il parere dei servizi di sicurezza», ha insistito il primo ministro, sostenendo che «tutti genuinamente hanno cercato di fare del loro meglio in buona fede in circostanze di acute difficoltà «.
Dopo aver detto che prima dell'invasione dell'Iraq si aspettava che «armi chimiche e batteriologiche utilizzabili» sarebbero state trovate in tempi brevi, Blair ha ammesso che con il passare dei mesi «è diventato sempre più chiaro che al momento dell'invasione Saddam Hussein non aveva armi chimiche e batteriologiche pronte all'uso».
Il primo ministro ha poi sostenuto di essere pronto ad assumersi «la piena responsabilità degli errori fatti in buona fede», insistendo comunque che non è certo stato un errore liberarsi di Saddam Hussein. «L'Iraq, la regione, il mondo intero sono più sicuri senza di lui», ha ribadito.
E' la quarta assoluzione che Blair intasca dopo quelle di due commissioni parlamentari e del giudice Lord Brian Hutton che a gennaio dichiarò che il governo non aveva deliberatamente esagerato la minaccia irachena per convincere la scettica opinione pubblica dell'urgenza di fare guerra all'Iraq. Ma non è detto che la questione sia chiusa.
Il leader liberal-democratico Charles Kennedy, da sempre fortemente contrario all'avventura irachena, ha già chiesto una inchiesta pubblica. «Non siamo terribilmente sorpresi dalle conclusioni di Lord Butler», ha detto, sottolineando che i margini fissati per l'inchiesta erano troppo ristretti per consentire di accertare come si è arrivati alla decisione di invadere l'Iraq.
Ancora più netto il giudizio del leader dell'opposizione, il conservatore Michael Howard secondo il quale il problema non è la responsabilità, ma la credibilità di Blair ormai irreparabilmente compromessa, secondo lui.
Anche se non è riuscito a chiudere definitivamente la questione Iraq, il verdetto di Lord Butler certamente gli ha fatto mettere da parte, almeno per ora, ogni proposito di dimissioni che, secondo indiscrezioni di stampa, avrebbe covato il mese scorso. Ma la settimana difficile di Blair non è ancora finita: domani ci sono le elezioni suppletive in due collegi di Birmingham e le previsioni sono nere per i laburisti, proprio a causa del malessere causato fra gli elettori dalla guerra in Iraq.
Si tratta di due collegi da decenni in mano al Labour e se il partito del premier dovesse perderli, la sconfitta riaccenderebbe le speranze di quanti nel partito vorrebbero vedere Blair farsi da parte e poter incoronare leader il cancelliere dello scacchiere Gordon Brown, eterno pretendente al trono.
Daniela Romiti

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