Mercoledì 12 Dicembre 2018 | 17:02

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Rapporto Butler; mondo politico diviso

LONDRA - Appoggio a Tony Blair e alla decisione del governo britannico di andare in guerra contro l'Iraq, ma anche dubbi e scetticismo sulle responsabilità dei servizi segreti e del premier nel presentare il caso a favore del conflitto e polemiche per aver sacrificato le vite di soldati e civili. E' quanto emerge dalle reazioni al rapporto Butler da parte del mondo politico, delle associazioni pacifiste e delle famiglie dei soldati.
Il leader conservatore Michael Howard ha dichiarato che dal rapporto è ormai chiaro che i servizi segreti «sotto molti aspetti» hanno commesso degli errori. Tuttavia, ha precisato, nel dare il loro giudizio i servizi avevano espresso diversi dubbi, avvertimenti e esortazioni alla cautela. «Quando lei ha presentato il caso al Paese -ha detto Howard a Blair- ha scelto di non rendere pubblici proprio quei dubbi. Il loro giudizio qualificato si è trasformato nella sua certezza non qualificata». Secondo Howard il problema ora non è tanto quello della responsabilità del primo ministro, ma della sua credibilità perduta. «Spero che questo Paese non abbia a che fare con una guerra per un bel po', ma nel caso ciò accadesse e lei avesse identificato la minaccia, pensa che il paese le crederebbe?», ha chiesto il capo dei conservatori al premier.
Diversi parlamentari laburisti hanno dato voce al loro disaccordo con Howard ed hanno difeso la posizione del primo ministro secondo il quale è stato giusto cacciare Saddam Hussein. Il premier non è colpevole di alcuna «deliberata distorsione o di negligenza», ha detto la parlamentare Angela Eagle aggiungendo: «Come possiamo stare ad ascoltare il leader dell'opposizione ed altri mentre mettono in dubbio l'integrità del primo ministro? Stanno leggendo lo stesso rapporto?». Secondo il conservatore Sir Patrick Cormack invece, gli errori dell'intelligence rimangono gravi, ma ciò non significa che il Paese non sarebbe dovuto andare in guerra. «La conseguenza di un voto contrario all'intervento militare sarebbe stata la distruzione dell'alleanza, la permanenza di Saddam al potere e la caduta del governo britannico. Questo rapporto sottolinea che l'intelligence è una scienza inesatta. Non appoggia nè scagiona ciò che ha fatto il governo», ha detto.
Per il leader liberaldemocratico Charles Kennedy invece, le conclusioni di Butler indicano che la strategia di contenimento in Iraq stava avendo successo e che stava evitando che Saddam sviluppasse Adm. Kennedy ha inoltre chiesto al primo ministro di far luce su chi è responsabile di aver incluso nel dossier sulle Adm l'affermazione secondo cui Saddam avrebbe potuto usare le sue armi proibite anche nell'arco di soli 45 minuti.
«Certamente se lo ricorderà, i carri armati a Heathrow, i quotidiani con questo avvertimento dei 45 minuti in prima pagina. Quello era il contesto all'epoca».
Blair è stato fortemente criticato anche dall'ex ministro degli Esteri Robin Cook, il quale si era dimesso dal Gabinetto perchè si opponeva all'intervento militare. Cook ha detto che il rapporto Butler ha dato prova del fatto che non vi erano ragioni urgenti per andare in guerra contro l'Iraq e che si sarebbe dovuto dare tempo agli ispettori Onu di finire il loro lavoro.
«Blair ha mentito ed in migliaia sono morti», intonavano invece i pacifisti membri dell'organizzazione Stop the War Coalition radunati fuori dall'edificio dove Butler stava tenendo la conferenza stampa.
La voce più dura nei confronti del primo ministro è stata forse quella della madre di uno dei soldati morti in Iraq. «E' ora che quell'uomo se ne vada. Il rapporto è la prova che mio figlio è andato in guerra a causa di un sacco di bugie. Era una guerra per il petrolio, il potere, i soldi e nient'altro. Lui e Hoon dovrebbero almeno per decenza dare le dimissioni», ha detto Rose Gentle, il cui figlio Gordon, un fuciliere di 19 anni, è morto a causa di un'esplosione a Bassora il mese scorso.

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