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Rinvio a giudizio per 31 poliziotti - Quella sera i No Global denunciarono: prelevati dagli ospedali e picchiati

NAPOLI - Sequestro di persona, lesioni aggravate, violenza privata, abuso di atti di ufficio e falso ideologico. Il prossimo 14 dicembre, nella prima udienza del processo, dovranno rispondere di questi reati i 31 poliziotti napoletani, tra loro due funzionari, rinviati a giudizio al termine dell'udienza preliminare, per le presunte violenze ai danni di no global.
L'inchiesta che ha suscitato un fiume di polemiche e reazioni di segno diverso ha inizio con gli incidenti del "Global Forum" del 17 marzo 2001. In piazza oltre seimila no global tentano di sfondare il cordone della zona rossa organizzato davanti a Palazzo Reale dove sono riuniti i delegati del terzo Global Forum sull'e-government.
Al termine degli scontri tra manifestanti e polizia circa 80 persone vengono accompagnate per accertamenti alla caserma Raniero di Napoli. Tra le ipotesi di reato avanzate contro di loro danneggiamento, resistenza a pubblico ufficiale, detenzione di arma impropria e oltraggio. Cobas e no global denunciano maltrattamenti e violenze gratuite da parte delle forze dell'ordine in caserma. Parte l'inchiesta della magistratura.
Un anno più tardi arrivano i primi provvedimenti: otto ordinanze di custodia cautelare a carico di altrettanti poliziotti, tra questi due funzionari in servizio alla Raniero, vengono emesse il 26 aprile 2002 dal gip Isabella Iaselli su richiesta dei pm Cascini e Del Gaudio, coordinati dal procuratore aggiunto della Repubblica di Napoli, Paolo Mancuso.
Sequestro di persona, violenza privata, lesioni personali: queste le accuse formulate dalla Procura secondo la quale quel 17 marzo alcuni dei fermati sarebbero stati prelevati con la forza dagli ospedali dove erano andati a farsi curare e «condotti alla caserma Raniero senza alcuna valida giustificazione - si legge negli atti firmati dal procuratore Agostino Cordova - per poi essere sottoposti a gravi maltrattamenti, ingiustificate perquisizioni personali e a gratuite mortificazioni». Un centinaio gli agenti indagati, 87 le parti offese.
In Questura scatta la rivolta: decine di agenti, ammanettati tra loro, in segno di solidarietà formano una catena umana intorno all'edificio di via Medina.
Il Riesame prima, a maggio del 2002, e la Cassazione poi, a dicembre dello stesso anno, accolgono il ricorso dei legali dei poliziotti e respingono la richiesta della Procura contro la revoca degli arresti per gli otto poliziotti indagati. La Cassazione riconosce tuttavia che vi fu una violazione dei diritti della persona nell'operazione con cui la Squadra mobile di Napoli prelevò dal pronto soccorso degli ospedali i manifestanti feriti negli scontri di piazza per essere portati in caserma, mentre il Riesame riconosce che le accuse di violenza nei loro confronti non sono infondate.
A febbraio dello scorso anno, con la conclusione delle indagini preliminari, sono 32 gli indagati. Quattro mesi dopo la conclusione delle indagini preliminari, a giugno, la richiesta di rinvio a giudizio per 31 imputati. Dopo alcuni rinvii, a marzo la prima udienza preliminare. Oggi il decreto del gup che accoglie le richieste di rinvio a giudizio per tutti i 31 imputati.

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