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La verifica di governo ha favorito la legge sul conflitto d'interessi

ROMA - La verifica di governo ha spinto il conflitto di interessi al suo approdo definitivo, dopo che per 1.153 giorni la legge era stata palleggiata da un ramo all'altro del Parlamento, senza peraltro essere modificata.
La pressione dell'Udc, che ha posto l'approvazione della legge tra le sue richieste nella verifica di maggioranza, nonchè la fermezza del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, hanno fatto sì che le Camere licenziassero una delle leggi simbolo, sia per la maggioranza che per l'opposizione.
Ed è proprio l'eterna navetta tra Camera e Senato che ha spinto Marco Follini, nella lettera al premier di sabato scorso, a porre l'approvazione del conflitto di interessi tra le sue condizioni politiche per restare nel governo.
La legge, dopo un primo passaggio parlamentare alla Camera tra l'ottobre del 2001 e il febbraio 2002, è stata modificata e approvata dal Senato a fine giugno del 2002. Tornata a Montecitorio l'8 luglio successivo, il provvedimento non è stato mai più modificato. Semplicemente è trascorso ogni volta l'anno così da costringere a modificare la copertura finanziaria e rinviare il testo all'altro ramo del Parlamento.
Questo fino a giovedì scorso, quando l'ennesimo temporeggiamento in assemblea da parte della maggioranza e del governo (di fatto i lavori rallentavano sulle leggi che precedevano il conflitto di interessi, anche a causa dell'assenza del governo in aula) ha fatto scattare il presidente Casini: «Di giochi e giochini sono stanco», ha esclamato, promettendo che per oggi si sarebbe votata la legge, come chiedeva l'opposizione.
Ma perchè questo atteggiamento della Cdl, definito dall'opposizione come un «ostruzionismo contro se stessa"? Sempre il centrosinistra accredita i 'rumor' in base ai quali, secondo le parole di Pierluigi Castagnetti, «si vuole prendere tempo finchè decadono gli attuali titolari delle Autorità di vigilanza», cioè Tesauro per l'Antitrust e Cheli per le Comunicazioni, che lasceranno i loro incarichi nel 2005. Insomma sarebbe bastato un nuovo slittamento di due mesi per ottenere l'effetto voluto, visto che con l'inizio della sessione di bilancio a ottobre la legge non poteva essere più votata fino a gennaio. Sta di fatto che in questa situazione si è inserita l'Udc con la lettera al premier in cui Follini ha posto le sue richieste per chiudere la verifica, inserendo anche il conflitto di interessi. Oggi i deputati di Forza Italia hanno ricevuto sul cellulare - secondo quanto riferiscono alcuni di essi - l'indicazione del proprio gruppo di essere presenti in aula e di votare il provvedimento. Ma fonti parlamentari «azzurre» hanno anche spiegato che l'accoglimento della richiesta dell'Udc sul via libera al conflitto di interessi era legato anche al tentativo di «disinnescare» la mozione dei centristi in commissione di Vigilanza Rai, in cui si chiedono le dimissioni del Cda di viale Mazzini entro settembre.
In questo gioco di paradossi ne va aggiunto un'ultimo. La legge, decantata dal centrodestra, viene approvata svogliatamente dalla maggioranza; mentre l'opposizione che ne lamenta la sua «flebilità» e «insufficienza», ne chiede a gran voce l'approvazione (anche se poi in aula ha votato «no») in base al principio «meglio che niente». Situazione fotografata dalle parole del relatore, Donato Bruno, che nei giorni scorsi ha commentato: «Se l'opposizione con i suoi interventi ci convince che la legge non va bene, potremo anche votare no».
Giovanni Innamorati

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