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Berlusconi non potrà gestire imprese in prima persona

ROMA - Silvio Berlusconi potrà continuare a fare il premier e ad essere al contempo il proprietario di Mediaset e delle altre aziende, purchè non le gestisca in prima persona. E' questo l'effetto della legge sul conflitto di interessi approvata in via definitiva oggi alla Camera.
Il premier potrà anche mantenere la carica di presidente del Milan, visto che il provvedimento in materia di formazioni e moduli di gioco a una o due punte non dice nulla.
In base alla legge, chi ha responsabilità di Governo non sarà obbligato a vendere, ma dovrà ritirarsi dalla gestione degli affari, rinunciando ad ogni carica operativa. La legge affida all'Autorità Antitrust il compito di vigilare sull'operato dei ministri per controllare che non compiano atti in favore delle loro aziende. Previsto anche un ruolo per il Parlamento, che potrà emanare un verdetto di censura politica contro i membri del Governo che non rispetteranno le regole. Le opposizioni chiedevano l'opposto, sul modello americano: cioè un regime di incompatibilità tra carica di governo e proprietà delle aziende, con l'obbligo di vendita delle imprese entro 90 giorni nonchè l'affidamento a un «blind trust» dei beni immobili.
Ecco, punto per punto, che cosa prevede il provvedimento.
- A CHI SI APPLICA: La legge riguarda il presidente del Consiglio, i ministri, i viceministri, i sottosegretari e i commissari straordinari del Governo.
- INCOMPATIBILITA': I membri del Governo non possono ricoprire cariche imprenditoriali. Più in generale non possono «esercitare compiti di gestione in società aventi fini di lucro o in attività di rilievo imprenditoriale». Ammesse, invece, le cariche onorifiche. Premier, ministri e sottosegretari non possono neppure esercitare attività professionali in materie connesse con la carica di Governo ricoperta. E' incompatibile con la carica di Governo anche ogni impiego pubblico o privato.
- CONFLITTO DI INTERESSI: Si ha una situazione di conflitto di interessi quando il Governo adotta un atto (o ne omette uno che era dovuto per legge) che ha un'incidenza specifica sul patrimonio di un membro del Governo o dei suoi familiari nonchè delle sue imprese. Per esserci conflitto di interessi, inoltre, il provvedimento del Governo deve avere procurato anche un danno per l'interesse pubblico.
- OBBLIGO DICHIARAZIONI: Entro trenta giorni dall'assunzione della carica di Governo, premier, ministri e sottosegretari devono presentare una dichiarazione all'antitrust e al Garante per le comunicazioni nella quale segnalare le eventuali situazioni di incompatibilità (cariche aziendali, rapporti di lavoro pubblico o privato, ecc.). Entro 90 giorni bisognerà invece presentare i dati relativi alla propria situazione patrimoniale, comprese le partecipazioni azionarie. Le due dichiarazioni dovranno essere presentate anche dal coniuge e dai parenti fino al secondo grado.
- IL CONTROLLO DELL'ANTITRUST: L'Antitrust, se accerta un caso di incompatibilità, (come quello tra incarico di Governo e carica aziendale) fa sì che l'interessato decada dalla carica aziendale occupata. L'Antitrust deve anche vigilare sui casi di conflitto di interessi, monitorando l'attività del Governo. Se ne accerta uno, dal quale si è avvantaggiata un'impresa di cui è proprietario un membro del Governo, può multare l'impresa. La sanzione può arrivare ad una somma pari a quella del vantaggio patrimoniale conseguito. L'Antitrust ha l'obbligo di presentare al Parlamento una relazione su tutta la vicenda.
- IL CONTROLLO DEL GARANTE PER LE COMUNICAZIONI: Compito principale del Garante, secondo la legge, è quello di controllare se le imprese editoriali di un membro del Governo gli forniscano un «sostegno privilegiato». In tal caso possono multare l'impresa per cifre aumentate di un terzo rispetto al tetto fissato dalla legge sulla par condicio. Le sanzioni possono arrivare alla revoca della concessione statale del servizio radiotelevisivo, cioè all'oscuramento delle emittenti. Come l'Antitrust, il Garante deve subito riferire al Parlamento sui casi seguiti. In ogni caso le due authority devono far pervenire alle Camere una relazione semestrale sulla loro attività di controllo e di vigilanza. Il Parlamento può poi esprimere una censura politica all'uomo di Governo che viola la legge sul conflitto di interessi.

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