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Da 10 anni si parla di conflitto d'interessi

ROMA - Con l'approvazione definitiva oggi da parte della Camera, il conflitto d'interessi diventa legge. Si conclude così, dopo dieci anni e tre legislature, un iter cominciato nel 1994. Eccone un breve riepilogo.
1994 - COMITATO DEI SAGGI. Il Polo vince le elezioni e Silvio Berlusconi diventa presidente del Consiglio. Berlusconi stesso nomina un comitato di tre saggi (Antonio La Pergola, Giorgio Crisci e Agostino Gambino) che elaborano una relazione. In Parlamento vengono presentati tre disegni di legge, uno del governo e due dei senatori del centrosinistra Gianfranco Pasquino e Stefano Passigli. A fine anno il governo Berlusconi cade.
1995 - «BLIND TRUST». Al Senato, il 13 luglio, viene approvato con 168 voti favorevoli, 54 contrari e due astensioni, un disegno di legge che prevede il 'blind trust', cioè l'amministrazione fiduciaria «cieca» (ovvero senza possibilità di controllo da parte del titolare dei beni). Il provvedimento va alla Camera e lì si ferma. Nel 1996 il Parlamento viene sciolto e l'Ulivo vince le elezioni.
1998 - NUOVO TESTO NASCE DA CONCERTAZIONE. Nel dicembre 1997 lo stesso Berlusconi chiede che una sua proposta di legge sul conflitto di interessi venga discussa entro il primo trimestre del 1998. Il 22 aprile '98 la Camera approva all'unanimità (461 voti a favore e un solo astenuto) una legge (relatore Franco Frattini di Forza Italia), frutto della concertazione di quattro diverse proposte. Il provvedimento passa all'esame del Senato dove, a fine anno, comincia ad essere emendato in commissione. La legge in discussione subisce però dei continui «stop and go» e solo l'avvicinarsi della fine della legislatura accelera la discussione. Il 27 febbraio 2001 il Senato, con 165 voti a favore e 87 contrari, approva il disegno di legge che, abbondantemente modificato, deve tornare alla Camera, ma i tempi sono ormai troppo ristretti e il Parlamento viene sciolto prima dell'approvazione. La Casa delle libertà vince le elezioni.
2001 - L'ITER IN QUESTA LEGISLATURA, IL DDL FRATTINI. Berlusconi torna a Palazzo Chigi, incarica tre esperti di diverse nazionalità (un americano, un britannico e un tedesco) di elaborare un parere, promette la legge entro i primi 100 giorni. A settembre il Consiglio dei ministri approva il disegno di legge, ritenuto inaccettabile dall'opposizione. Alla fine dell'anno, l'ex presidente della Consulta Caianiello propone di affidare il controllo ai presidenti delle autorità antitrust e di garanzia delle comunicazioni.
Il 22 gennaio 2002 inizia alla commissione Affari costituzionali della Camera l'esame delle tre proposte presentate: governo, Ulivo e Rifondazione comunista. Il governo durante il dibattito in Commissione, dopo aver delineato l'ipotesi di un maxiemendamento nel quale accogliere alcune delle proposte avanzate dal professore emerito della Corte Costituzionale Caianiello, torna al testo Frattini. Il 28 febbraio 2002 la Camera approva con i soli voti della maggioranza (308 sì e due astenuti) la legge. I deputati dell'opposizione abbandonano l'aula al momento del voto.
Il 5 giugno la Commissione Affari Costituzionali del Senato licenzia un nuovo testo, secondo cui i componenti del governo possono essere titolari di imprese, mass media compresi, ma non possono esercitare compiti di gestione in società aventi fini di lucro. La commissione modifica in più punti il testo della Camera, sparisce tra l'altro l'articolo che non faceva ricadere nella rete del conflitto di interessi la «mera proprietà» di un'azienda (norma ribattezzata «salva-Berlusconi» dall'Ulivo). Il 4 luglio 2002 il Senato approva la legge con 143 sì, 110 no e due astenuti. Il ddl torna a Montecitorio per un nuovo esame.
Per poter adeguare la copertura finanziaria per il 2003, la commissione Bilancio di Montecitorio chiede una correzione e la Camera il 22 luglio 2003 approva la legge con 288 voti a favore e due contro. Al voto non prendono parte, per protesta, i deputati di Ulivo e Prc.
La legge torna al Senato, ma il 4 marzo 2004 il relatore Andrea Pastore (FI) annuncia che dovrà essere modificata perchè la copertura finanziaria si riferisce al 2003. Dopo il sì di Palazzo Madama (10 marzo scorso), oggi in quinta lettura la Camera approva definitivamente il provvedimento.

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