Sabato 15 Dicembre 2018 | 06:00

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La Corte di giustizia dell'Ue annulla la decisione dell'Ecofin su Germania e Francia

LUSSEMBURGO - La decisione dell'Ecofin che ha congelato la procedura per deficit eccessivo contro Francia e Germania va annullata. Lo ha sentenziato la Corte di giustizia della Ue. «La domanda della Commissione di annullare la mancata adozione da parte del Consiglio delle decisioni di intimazione nei confronti della Germania e della Francia è irricevibile», afferma la Corte, che però aggiunge: «Le conclusioni con cui il Consiglio ha sospeso le procedure per i disavanzi eccessivi e modificato le raccomandazioni da esso precedentemente rivolte a ciascuno di tali Stati membri per la correzione del disavanzo eccessivo sono annullate».
Nel merito della conclusione assunta dall'Ecofin del 25 novembre 2003, che ha sospeso di fatto la procedura di deficit eccessivo prevista dal Patto di stabilità e di crescita contro la Francia e la Germania, la Corte giudica «ricevibile» il ricorso presentato dalla Commissione in quanto «le conclusioni sospendono le procedure per i disavanzi eccessivi in corso e modificano le raccomandazioni precedentemente adottate dal COnsiglio».
La Corte constata che il Consiglio «dispone di un potere discrezionale in questo settore, poiché può modificare l'atto raccomandato dalla Commissione in base ad una diversa valutazione dei dati economici, delle misure da adottare e del calendario che lo Stato membro deve rispettare. Tuttavia - dichiarano i giudici - il Consiglio non può discostarsi dalle norme stabilite dal Trattato nè da quelle che esso stesso si è imposto nel regolamento numero 1467/97.
Quanto poi alla sospensione della procedura, la Corte sottolinea che il regolamento prevede «ipotesi tassative in cui occorre sospendere la procedura per disavanzo eccessivo: quando ad esempio, lo Stato membro interessato adotti misure in risposta alle raccomandazioni o all'intimazione che il Consiglio gli ha rivolto. Altra ipotesi ammissibile è una sospensione di fatto che può risultare dal mancato raggiungimento della maggioranza necessaria per adottare una decisione da parte del Consiglio.
nelle conclusioni del 25 novembre 2003, il Consiglio - afferma la Corte - non si è limitato a constatare una sospensione di fatto della procedura per disavanzo eccessivo derivante dall'impossibilità di adottare una decisione raccomandata dalla Commissione «le conclusioni del Consiglio - scrivono i giudici - subordinano la sospensione al rispetto da parte degli Stati membri interessati dei propri impegni e limitano quindi il potere del Consiglio di procedere ad una intimazione». In sostanza i giudici rilevano che in questo modo la decisione di intimazione «non sarà più fondata sul contenuto delle raccomandazioni...», ma «sugli impegni unilaterali assunti da questi ultimi».
La Corte contesta anche la decisione assunta dal Consiglio di modificare le raccomandazioni: il Consiglio - afferma - non può modificarle senza un nuovo impulso da parte della Commissione la quale dispone di un diritto di iniziativa nell'ambito della procedura per i disavanzi eccessivi. Infine i giudici rilevano che le raccomandazioni dei ministri delle Finanze «sono state adottate secondo le modalità di voto previste per una decisione di intimazione, che sono diverse da quelle previste per l'adozione di raccomandazioni per la correzione del disavanzo eccessivo».
«Date tali circostanze - sentenziano i giudici - la Corte annulla le conclusioni del 25 novembre 2003».

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