Sabato 15 Dicembre 2018 | 21:10

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Trapani - Due donne al vertice del gruppo mafioso

TRAPANI - Agenti della squadra mobile di Trapani stanno eseguendo 23 ordini di custodia cautelare in carcere emessi dal gip del tribunale di Palermo, nei confronti di presunti affiliati alla cosca mafiosa di Castellamare del Golfo. Fra le persone raggiunte dal provvedimento vi sono anche due donne accusate di avere gestito e ordinato le estorsioni nella provincia di Trapani.
Secondo gli investigatori le due indagate avrebbero ricoperto in questi anni un ruolo di vertice nella famiglia mafiosa della provincia. Da intercettazioni emerge il ruolo di primo piano delle donne, che sono state arrestate stamani con l'accusa di associazione mafiosa.
L' operazione, denominata «progetto tempesta», viene portata avanti con il contributo degli agenti del commissariato di Castellammare del Golfo e con il supporto operativo del Nucleo prevenzione crimine di Palermo e Catania. In aggiunta alle intimidazioni a imprenditori e commercianti, l'inchiesta ha fatto emergere anche l' imposizione della cosca mafiosa alle elezioni comunali della zona.
Oltre che negli arresti, gli investigatori sono impegnati nella notifica di decine di avvisi di garanzia che riguardano anche imprenditori di Ancona e consiglieri comunali.

Le donne arrestate sono Antonella Di Graziano e Rosa Fiordilillo, accusate di avere operato in questi anni con «funzioni di direzione» della cosca. Di Graziano è la moglie di Francesco Domingo, inteso «tempesta», detenuto e indicato come il capomafia di Castellammare del Golfo, mentre Fiordilillo è sposata con Gioacchino Calabrò, in carcere, e accusato di essere un capomafia.
Le due donne avrebbero ricoperto un posto direttivo al vertice della cosca. La polizia è riuscita a intercettare e registrare le conversazioni di incontri della cupola mafiosa trapanese a cui prendevano parte «uomini d'onore riservati». Si tratta di imprenditori e professionisti insospettabili che hanno gestito le somme di denaro della cosca mafiosa e deciso assieme a Di Graziano e Fiordilillo le estorsioni da mettere a segno. L'inchiesta mette in risalto, inoltre, come dal carcere i boss avrebbero proseguito a gestire le sorti della famiglia a cui appartenevano, imponendo ordini e decisioni. In particolare Francesco Domingo e Ignazio Melodia, inteso «u dutturi», durante i loro colloqui con i familiari, utilizzando le lettere stampate sulle etichette delle bottiglie d'acqua, inviavano messaggi all'esterno.
Le somme raccolte con il racket delle estorsioni sarebbero servite, in parte, per essere devolute alle famiglie dei detenuti.

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