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Iraq - Stillicidio di ultimatum per il filippino rapito

BAGHDAD - E' un'agonia senza fine quella dell'ostaggio filippino rapito da terroristi islamici che oggi, con un ennesimo comunicato, hanno annunciato che l'uomo è stato già portato «sul luogo dell'esecuzione». Uno stillicidio di ultimatum che spesso si sono contraddetti fra loro e che nessuno è in grado di dire se questa volta sia defintivo.
Con un video-messaggio affidato alla televisione «Al Jazira» i terroristi del sedicente «esercito islamico iracheno» questa volta hanno concesso altre 24 ore di tempo al governo delle Filippine per annunciare il ritiro dei suoi 51 soldati dall'Iraq. L'ultimatum, hanno precisato i terroristi, decorre da quello precedente scaduto alle 23:00 (le 21:00 in Italia) di ieri. Come dire che la sorte dell'uomo questa sera è appesa a un filo.
Sempre ieri, con un altro comunicato diffuso dalla televisione «Al Arabyia», i sedicenti rapitori avevano concesso una proroga dell'esecuzione addirittura di 11 giorni, mentre le autorità di Manila si erano dette certe di aver strappato un rinvio di «almeno 48 ore». Una confusione forse creata ad arte per spingere alla protesta l'opinione pubblica filippina, che segue con angoscia l'odissea di Angelo de la Cruz, e cosi ottenere un cedimento da parte del presidente Gloria Macapagal Arroyo. Il capo dello stato filippino, nonostante la sua apparente fermezza nel rifiutare l'anticipo del ritiro, si trova sotto accusa in patria per l'avventatezza delle sue affermazioni che l'avevano portata due giorni fa ad annunciare ai familiari l'avvenuto rilascio.
Per dimostrare l'autenticità del messaggio, oggi i rapitori hanno mostrato l'ostaggio in video, con tre uomini armati alle spalle e la solita tuta color arancio che richiama precedenti esecuzioni, e che allude con evidenza alle uniformi assegnate dagli americani ai prigionieri di Guantanamo. Angelo de la Cruz parlava, ma Al Jazira non ha trasmesso la sua voce: il conduttore si è limitato a dire che l'ostaggio stava chiedendo al suo presidente «il ritiro urgente della truppe». Poi l'ultimo tragico dettaglio: «Se verrà ucciso, l'uomo ha chiesto che il corpo venga restituito alle autorità del suo Paese».
In mano ai terroristi si trovano altri tre stranieri sequestrati la scorsa settimana: un egiziano (per il cui rilascio è stato offerto un riscatto di 15mila dollari contro il milione preteso dai suoi sequestratori) e i due autisti bulgari, che le autorità di Sofia si dicono certe siano «ancora vivi».
La differenza fra le diverse bande, è che quella che ha in mano Angelo de la Cruz si sta mostrando loquace e per certi aspetti esitante. Già due giorni fa i rapitori avevano mostrato un video del filippino, costretto a lanciare il suo «ultimo appello prima dell'esecuzione». Poi fortunatamente ci hanno ripensato e oggi l'uomo ha potuto parlare ancora e addirittura annunciare «una lettera per il suo presidente», che non si capisce nè come nè quando gli possa essere recapitata. I sequestratori hanno infine aggiunto di aver fatto «tutto il possibile per salvare la vita» dell'uomo, nella grottesca ricerca di una giustificazione che potrebbe rivelare una frattura interna al gruppo. Se così fosse, la vita di Angelo de la Cruz potrebbe ora dipendere proprio dall'esito di questo conflitto.
Carlo Bollino

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