Domenica 16 Dicembre 2018 | 09:42

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30mila ebrei in fuga da Parigi

PARIGI - Non ci sono cifre ufficiali nè date. Non si conoscono dettagli, ma un piano, un progetto, per rimpatriare gli ebrei dalla Francia in Israele c'è. Nel mirino di un'ondata di violenza antisemita che dura ormai da un paio d'anni, diventata giorno dopo giorno sempre più aggressiva ed arrogante - dal buio dei cimiteri che vengono profanati agli attacchi alle persone a cielo aperto - migliaia di ebrei francesi sono pronti all'«alya», alla salita verso Israele.
Non sarà un nuovo, biblico esodo, ma una decisa emigrazione probabilmente sì. L'Agenzia ebraica, un organismo paragovernativo israeliano, stima in 30.000-33.000 gli ebrei francesi - la più importante comunità in Europa - che potrebbero «tornarsene a casa in un prossimo futuro». La cifra rappresenterebbe il 6% dell'intera comunità presente in Francia, oltre mezzo milione.
La tendenza alla fuga è già comunque una realtà. Dal 1948 gli ebrei che hanno lasciato la Francia per Israele sono stati circa 70.000. Negli ultimi anni l'aumento è stato forte: un migliaio nel 2000, 2.600 nel 2002 e 2.400 nel 2003. Per il 2004 la previsione è quella di una crescita degli abbandoni del 25%.
Oltre all'ufficio centrale di Parigi, l'Agenzia ebraica ha aperto sedi a Sarcelles, Creteil, Lione, Marsiglia e addirittura una nel 20/esimo arrondissement della capitale con l'obiettivo di essere «più vicina» alla comunità.
E' stata smentita l' esistenza di un piano concertato di fuga o l'istigazione a scappare, ma l'Agenzia ha confermato che lavora per sondare ed assistere «gli ebrei della diaspora».
Secondo un quotidiano israeliano, i preparativi della fuga dalla Francia sarebbero già in atto. Emissari dell'Agenzia avrebbero già contattato, in un serrato porta a porta, membri della comunità a Sarcelles interessati a trasferirsi in Israele.
Il governo israeliano non sarebbe estraneo a questa operazione. Anzi, sempre secondo la stampa israeliana, si sarebbe tenuta all'inizio del giugno scorso, al culmine di quella che sembrava allora la vetta più alta raggiunta in Francia dall'ondata di antisemitismo, una riunione «preliminare» interministeriale per discutere il progetto, o comunque come «venire in aiuto a quegli ebrei che decidessero di lasciare la Francia».
Ma non tutti la pensano così. Non tutti ritengono che si debba abbandonare il campo. Uno di questi è il grande rabbino di Francia, Joseph Sitruk. Ricevuto all'Eliseo dal capo dello stato, Jacques Chirac, ha dichiarato che «la comunità ebraica ha sempre vissuto bene in Francia, felice, e pensa di restare».
Contrario all'idea anche il presidente degli studenti ebrei in Francia, Yonathan Arfi, che aveva espresso forti perplessità sull'idea di un piano, osservando che «queste dichiarazioni non aiutano la comunità ebraica che vive in questo Paese».
Intanto, comunque, gli ebrei lasciano i quartieri delle periferie delle grandi città, dove per loro l'aria è diventata irrespirabile, e traslocano in posti per ora più tranquilli. Nelle banlieu, infatti, sono additati e sbeffeggiati in continuazione da gruppi e bande di giovani, in gran parte maghrebini, che oramai si sono impadroniti di questi quartieri, diventati ghetti. Per loro l'antisemitismo è una parola d'ordine che copre il vuoto dell'oggi e l'assenza di prospettive per il futuro. Ed accusano: «Gli ebrei sono come dei. Nessuno li può toccare».
Fausto Belia

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