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Dallo Sciri iraniano pieno appoggio al governo iracheno

TEHERAN - Pieno sostegno al governo transitorio del primo ministro Iyad Allawi, in particolare nella lotta al terrorismo e nel processo a Saddam Hussein, è stato espresso oggi da Abdul Aziz al Hakim, leader del Supremo consiglio per la rivoluzione islamica in Iraq (Sciri), la maggiore organizzazione politico-militare degli sciiti iracheni, in visita a Teheran.
In Iran lo Sciri e le sue milizie, composte di migliaia di uomini, hanno trovato ospitalità per oltre 20 anni durante il regime di Saddam Hussein in Iraq, che li annoverava tra i suoi più pericolosi nemici. E i buoni rapporti con la Repubblica islamica continuano, come testimoniano i colloqui avuti da al Hakim, tra ieri e oggi, con la Guida suprema, ayatollah Ali Khamenei, e con il presidente della Repubblica Mohammad Khatami. Ma lo Sciri, ha sottolineato il suo leader, non vuole per l'Iraq un sistema politico sul modello di quello iraniano.
A chi gli domandava, durante una conferenza stampa che ha concluso la visita, se la sua organizzazione creda nell'instaurazione di una Repubblica islamica anche in Iraq, come del resto risulta dal suo nome, al Hakim ha risposto: «Quello che vogliamo è un sistema che sia accettato dagli iracheni. E' vero che la popolazione è musulmana, ma l'Iraq è diverso dall'Iran. Qundi il nostro sistema dovrà essere diverso da quello iraniano».
Quanto al ruolo dello stesso Iran, al Hakim, già membro del Consiglio di governo che ha ceduto i poteri alla fine di giugno, ha detto di non credere alle accuse - in particolare americane - rivolte a Teheran e a Damasco di cercare di sabotare il processo di pacificazione in Iraq. Ma allo stesso tempo ha evitato di attaccare direttamente Washington per questa posizione.
«Ci sono dei nemici che cercano di creare problemi nelle relazioni tra Iraq e Iran», ha affermato il capo dello Sciri. «Nemici» che però non sono gli Stati Uniti, bensì «i resti del regime di Saddam».
L'insediamento del governo transitorio guidato da Allawi, ha proseguito al Hakim, rappresenta «un vero trasferimento di potere», e lo Sciri «rispetta» le sue decisioni, anche in merito alla richiesta alla forza multinazionale di rimanere per ora in Iraq.
Quanto alle migliaia di miliziani dello Sciri, organizzati nella brigata 'Badr', che dall'Iran sono rientrati in Iraq dopo la caduta di Saddam, al Hakim ha detto di volere rispettare gli impegni presi con gli altri gruppi dell'ex opposizione per farli entrare nelle nuove forze armate irachene. «Ma ciò - ha sottolineato - non è ancora stato fatto». Anche sul processo a Saddam Hussein, contestato da alcune autorità iraniane che avrebbero voluto vederne incaricata una corte internazionale, al Hakim si è schierato in linea con il nuovo governo di Baghdad. «Deve essere un processo iracheno, e sono sicuro che una sentenza appropriata sarà emessa», ha detto, pur sottolineando che l'attacco del 1980 all'Iran, che scatenò una guerra destinata a durare otto anni, dovrà essere considerato come «uno dei peggiori crimini» commessi dall'ex presidente iracheno.
Al Hakim ha evitato di assumere una posizione dura anche sull'eventualità di un avvio di relazioni tra Iraq e Israele. «Non accogliamo favorevolmente una tale idea - ha affermato - ma è il governo che deve decidere, tenendo conto degli interessi del popolo iracheno. Ed esso prenderà una decisione appropriata».
Alberto Zanconato

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