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Ex seminarista vittima di abusi scrive al vescovo: tu sapevi

PALERMO - Cita Giovanni Paolo II che, rivolto ai giovani riuniti a Toronto, «ha avuto il coraggio, ancora una volta, di dire: Mi vergogno per i preti pedofili e per chi ha coperto con il silenzio questi abomini». E chiosa «Possano queste parole risvegliare la sua coscienza, assopita in un torpore durato troppo a lungo».
E' questa l'esortazione che M. M., 22 anni, un ex seminarista del seminario di Agrigento, rivolge, attraverso l'Adista, un'agenzia di stampa cattolica, al vescovo di Agrigento, Carmelo Ferraro, che «dopo essere stato informato degli abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista non prende alcun provvedimento».
La «vittima» degli abusi sessuali è proprio l'autore della lettera. La vicenda ebbe inizio nel 1994 a Favara quando il seminarista aveva 12 anni. Il 7 luglio scorso, dopo l'esposto del seminarista, il sacerdote, don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena: gli sono stati inflitti 2 anni e 6 mesi di reclusione. Attualmente don Puleo è parroco a Sant'Anna, una piccola frazione nei dintorni di Agrigento.
«Scrivo a lei, Eccellenza reverendissima monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo metropolita della Chiesa Agrigentina.
Scrivo proprio a lei che, una sera di novembre del 2000, ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto - afferma l' ex seminarista -. Forse lei non immagina nemmeno quanto mi sia costato, in quell'occasione, rivivere i momenti più brutti della mia vita. Ma a lei che importa? Scrivo a lei perchè sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio. Non per lei, di cui m'importa ben poco, ma per questa povera Chiesa, che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi».
Il giovane infine ricorda le parole del cardinale Ersilio Tonini secondo cui è «meglio avere dieci sacerdoti in meno che averne uno sbagliato. La pedofilia e l'omosessualità vanno affrontati tempestivamente e con fermezza». E oggi l'ex seminarista annuncia l'intenzione di avviare una causa civile «contro le persone che hanno un ruolo di responsabilità in situazioni del genere». «Certamente - puntualizza - il rettore del seminario, ma tanto più il vescovo, il quale, pur non avendo responsabilità penale, è civilmente - e moralmente - responsabile. Avrebbe dovuto prendere provvedimenti che non ha preso». La vittima degli abusi sottolinea poi alcuni aspetti dell'inchiesta: «A me non risulta - dice - che il vescovo sia mai stato interrogato: attendo di prendere visione di tutti gli atti processuali per averne conferma».
L'ex seminarista parla anche dei suoi progetti futuri: «all'università sto studiando psicologia, per aiutare le persone che subiscono abusi. Per questo ho già fondato un'associazione, che deve diventare uno sportello di ascolto».

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