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L'Agenzia ora è nelle mani di un appassionato di magia

Cia Central Intelligence Agency spionaggio intelligence NEW YORK - Il "Greco" se n'è andato, adesso tocca a "Merlino". Nella quiete domenicale della Virginia, al quartier generale della Cia a Langley è avvenuto il passaggio dei poteri tra George Tenet e John McLaughlin nell'ufficio del direttore della potente agenzia d'intelligence. Uno scambio del testimone che la Cia affronta in un momento difficile, attaccata per i fallimenti su Iraq e 11 settembre 2001 e con la prospettiva di una riforma radicale che cambierebbe il volto del covo delle spie americane.
L'addio di Tenet dopo sette anni al vertice è ricco di motivi di amarezza per il figlio di immigrati greci del Queens, diventato il secondo direttore della Cia più longevo della storia. Il Senato gli ha appena scagliato addosso le 511 pagine di un rapporto investigativo che boccia su tutta la linea la Cia sul piano dell'accuratezza del lavoro fatto sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. La commissione d' inchiesta sull'11 settembre farà il bis tra due settimane, quando presenterà il suo rapporto.
A McLaughlin, soprannominato dai suoi uomini "Merlino" per la passione per la magia, occorrerà una dose extra di bravura per trovare trucchi che impressionino a sufficienza George W.Bush, al punto di convincerlo a trasformarlo da direttore ad interim a capo vero e proprio. Ma con ogni probabilità McLaughlin non avrà neppure il tempo di estrarre qualche coniglio dal cilindro. Fonti repubblicane ripetono con sempre più insistenza che la Casa Bianca intende nominare in tempi brevi, forse dopo il rapporto sull'11 settembre, un direttore forte e con pieno mandato. La richiesta di una decisione rapida è stata rivolta a Bush anche nella giornata di domenica dai due leader della commissione intelligence del Senato, il repubblicano Pat Roberts e il democratico Jay Rockefeller.
Il vero nodo alla Cia è però quello della riforma ed è un tema che acquista sempre più peso anche nel confronto elettorale tra Bush e il suo sfidante democratico, John Kerry.
Il Congresso preme per cambiare in modo radicale un apparato di intelligence che si è rivelato inadeguato sia a prevenire l'attacco all'America, sia a fornire al governo strumenti di giudizio affidabili prima della guerra in Iraq. Un tema delicato in un'epoca in cui gli Usa non sembrano voler abbandonare la dottrina della guerra preventiva, proclamata dalla Casa Bianca nel settembre 2002 nella nuova "Strategia per la Sicurezza Nazionale".
Anche Kerry, nel suo programma elettorale, si riserva il diritto di decidere un attacco preventivo contro un paese che venga considerato una minaccia per gli Usa. Esponenti di primo piano dei democratici, intervistati in questi giorni dai media americani, su questo punto non si distaccano molto dalla posizione dei loro colleghi repubblicani. Le scelte della Casa Bianca saranno affidate quindi, negli anni a venire, sempre più a informazioni credibili sui Paesi ritenuti nemici.
L'intelligence avariata sull'Iraq e le decisioni dell' amministrazione Bush che su essa si è basata sono costate care, hanno detto Kerry e il suo vice John Edwards in una raffica di interviste nel fine settimana: «Avevano torto - hanno detto i due sfidanti democratici - e i soldati hanno perso la vita per colpa degli errori. L'America sta pagando miliardi di dollari perché si sbagliavano e gli alleati non sono con noi per questi errori».
Tra le ricette più discusse sul futuro della Cia, c'è quella della creazione della nuova figura del Direttore nazionale dell'intelligence, che abbia pieni poteri di controllo sulle 15 agenzie di raccolta d'informazioni del governo americano e che possa decidere anche del loro enorme budget complessivo, stimato in 40 miliardi di dollari. Oggi il direttore della Cia ha un ruolo di mero coordinamento e le scelte sui soldi toccano nella stragrande maggioranza dei casi al Pentagono.
Kerry ha sostenuto l'idea dello "zar" dell'intelligence, ma ha in seguito ripiegato sul suggerimento che il ruolo tocchi al direttore della Cia. Su questo punto, Bush sembra essere d'accordo con lui e potrebbe varare una riorganizzazione che prevede il rafforzamento dei poteri del numero uno dell'agenzia di Langley, piuttosto che inserire tra la Casa Bianca e il capo delle spie un ulteriore filtro.
Marco Bardazzi

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