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Crescono i dubbi sull'opportunità di fare il taglio delle tasse

ROMA - La questione della riduzione fiscale si mette di traverso sulla strada di un'intesa della maggioranza sulla politica economica. Crescono i dubbi sull'opportunità di fare, nell'attuale condizione dei conti pubblici, il taglio delle tasse considerato essenziale dal premier Silvio Berlusconi.
È soprattutto l'Udc, secondo la quale servirà una manovra finanziaria 2005 da 20 miliardi, escluso il taglio delle tasse, a mettere l'accento sulla difficile condizione dei conti pubblici, anche dopo la manovra correttiva varata ieri, e a contestare il varo della riforma subito.
In serata il sottosegretario all'Economia Giuseppe Vegas ha precisato che durante la riunione di oggi non è stato «analizzato alcun dato tendenziale di finanza pubblica», né formulata ipotesi di manovra per il 2005. «Ogni eventuale indiscrezione su deficit tendenziali - dice Vegas - non sono state fornite dagli uffici del ministero dell'Economia. Si tratta pertanto di elaborazioni effettuate da singole forze politiche».
Ma i dubbi sono condivisi anche dal Nuovo Psi e da Gianni Alemanno (Alleanza Nazionale).
I dissensi hanno impedito oggi la messa a punto di un documento comune della "Casa della libertà", durante la riunione del pool di esperti che avrebbe dovuto definire le linee generali di politica economica in vista della verifica di domani sera. Si continuerà a lavorare domani, dicono i partecipanti al tavolo, al quale siedono il vice ministro dell'Economia Mario Baldassarri, i sottosegretari Giuseppe Vegas, Gianluigi Magri e Daniele Molgora, Luigi Casero (FI), Ivo Tarolli (Udc), Lorenzo Necci (Nuovo Psi) e il capodipartimento di Palazzo Chigi Gianfranco Polillo.
Dall'Udc i rilievi più significativi, mentre FI, Lega e An, che non considerano corrette le cifre indicate dal partito di Follini, sosterrebbero la necessità di varare comunque la riforma fiscale.
Per tenere sotto controllo i conti pubblici e rilanciare lo sviluppo servirà una manovra finanziaria per il 2005 da 20 miliardi e «solo se ci saranno le condizioni dopo questa operazione l'Udc acconsentirà al taglio delle tasse, che vale altri 12 miliardi», dice Tarolli.
Solo una parte della manovra varata ieri, è la riflessione dell'Udc, ha caratteristiche strutturali in grado di avere effetti anche nel 2005.
Sulla stessa linea il Nuovo Psi che ha sintetizzato in un documento le proposte considerate necessarie a dare uno choc all'economia. La riforma fiscale, dice il partito di Gianni De Michelis, dovrebbe essere graduata su 2 anni e comunque andrebbe varata «compatibilmente alla riduzione del debito e del disavanzo, con priorità alla riduzione dell'Irap e, nell'ambito della rimodulazione dell'Irpef, all'estensione della no-tax area nonché della eliminazione del fiscal drag».
Al tavolo di lavoro della maggioranza An sembra essersi schierata con FI sulla necessità di tagliare il fisco da subito ma da Orvieto, dove è in corso l'assemblea della corrente della Destra sociale, Alemanno sostiene una posizione diversa. «Non credo che gli italiani vogliano rinunciare a tutto per avere tasse ridotte - afferma - quindi bisogna difendersi dalla demagogia assistenzialista, ma anche da quella liberista, che sempre demagogia è. Sull'Irpef qualcosa si deve fare, ma non si può fare tantissimo - aggiunge il ministro -. Ormai è chiaro a tutti che sono impensabili le due aliquote, ma bisogna fare attenzione anche a farne tre». Alemanno propone quindi di spostare le soglie delle aliquote verso l'alto. «Per esempio - dice - spostare la soglia dai 70 mila ai 100 mila euro e così via».
Comunque, sottolinea l'Udc, se il taglio delle tasse potesse essere fatto senza sforare il deficit, andrebbe modulato su quattro aliquote (23%,33%, 39% e 41%), dovrebbe coinvolgere per il 75% le famiglie e il 25% le aziende e concentrarsi sulle fasce sociali più deboli.
Il tema è stato affrontato anche dal leader del partito Marco Follini nella lettera al premier, nella quale chiede «l'introduzione del quoziente familiare, l'eliminazione dell'Irap per i ricercatori e la destinazione di una parte dell'aliquota dei redditi più alti a favore delle attività del privato sociale». Follini ha ricordato «l'assoluta necessità per il nostro Paese di mantenere una linea rigorosa di risanamento dei conti pubblici».

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