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M.O. - Peres: via da Gaza subito, non aspettare 2005

TEL AVIV - Non aspettare la fine del 2005, via da Gaza il più presto possibile, negoziando la transizione nella Striscia con il premier palestinese Abu Ala: questa la prima condizione posta dal leader dell'opposizione laburista israeliana Shimon Peres a un accordo per un governo di unità nazionale con il premier Ariel Sharon.
Lo stesso Peres ha precisato oggi le sue condizioni, all' indomani dell'annuncio a sospresa di Sharon dell'avvio di un negoziato per l'allargamento della maggioranza ai laburisti.
Il primo colloquio fra i due grandi vecchi della politica israeliana è previsto per domenica o lunedi.
In dichiarazioni alla radio israeliana Peres ha affermato che questa sarà la richiesta che il Labour porrà sul tavolo del negoziato con Sharon, assieme a quella di modifiche della politica economica del governo. «Nell'interesse del paese la situazione richiede che usciamo da Gaza il più presto possibile: non bisogna perdere tempo, danaro, altre vite umane» ha affermato. Secondo Peres «le ragioni per il tempo di attesa per il disimpegno (che dovrebbe concludersi nell'autunno 2005, ndr) attengono a considerazioni di coalizione non agli interessi nazionali».
Parte dell'attuale coalizione di centro-destra guidata da Sharon è contraria al ritiro da Gaza, combattuto anche dalla piccola ma potente 'lobby' dei 200 coloni israeliani. Il premier ha ottenuto un voto a favore dell'avvio del piano il mese scorso a maggioranza (14 a favore e 7 contro) in seno al governo. Da allora, per l'uscita degli alleati di estrema destra, la coalizione guidata dal premier è minoritaria in parlamento con 59 seggi su 120. Il piano approvato in linea di principio dal governo, dopo che Sharon era stato costretto dalla destra del proprio partito, il Likud, a rielaborare la versione iniziale, prevede lo smantellamento di tutte le 21 colonie di Gaza, e di 4 in Cisgiordania, a tappe: per ogni tappa sarà necessario un nuovo voto del governo.
L'arrivo dei 19 parlamentari del Labour darebbe al governo la forza necessaria per condurre in porto il piano di disimpegno. Ma fra i laburisti e di più ancora nel Likud, ci sono resistenze all'ipotesi di un governo di unità nazionale.
In seno al partito di Sharon un gruppo di falchi, guidato dal ministro senza portafoglio Uzi Landau, ha annunciato che si riunirà domenica per studiare come contrastare un patto fra Sharon e Peres.
Il Labour chiederà anche, ha detto oggi Peres, la ripresa di un dialogo con i palestinesi, e con il premier Abu Ala, almeno sulle condizioni di attuazione del disimpegno a Gaza per evitare un pericoloso vuoto di potere nella Stricia. «Per applicare (il piano, ndr) - ha affermato - abbiamo bisogno di un partner: è sicuramente quello che chiederemo» nel negoziato con Sharon.
L'attuale premier ha sospeso da un anno ogni contatto con i dirigenti palestinesi, ritenendo che dopo le dimissioni del precedente premier Abu Mazen non ci siano interlocutori credibili ai vertici dell'Anp, certo non Yasser Arafat, che il premier israeliano considera responsabile dell'impennata del terrorismo kamikaze degli ultimi tre anni.
Nella trattativa con Sharon si porrà anche il problema delle poltrone. Il premier, per fare posto ai laburisti, dovrà cedere alcuni dei portafogli più 'pesantì del governo, oggi in mano a "baroni" del Likud che potrebbero creargli seri problemi, oltre a quelli che ha già, in seno al suo stesso partito. I laburisti punterebbero in particolare agli esteri, forse per lo stesso Peres, e/o alle finanze. Due portafogli per ora nelle mani di Silvan Shalom e di Benyamin Netanyahu, che per ora però non sembrano affatto disposti a farsi da parte.
Francesco Cerri

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