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Il presidente rivendica indipendenza e chiede risorse adeguate

ROMA - L'assenza di risorse adeguate «rischia di alterare irreversibilmente l'assetto e il ruolo dell'Autorità, impedendo da un lato di portare a regime l'impianto organizzativo già definito dalla legge, dall'altro di sviluppare funzioni essenziali». La denuncia arriva dal presidente dell'Autorità per le telecomunicazioni, Enzo Cheli, che nella sua relazione annuale al Parlamento sottolinea la persistenza di un problema «già più volte segnalato": «il crescente divario tra funzioni e risorse, che tende sempre più a condizionare la vita di questa Autorità».
«Il fatto è che nel corso degli ultimi anni - afferma Cheli - in conseguenza di varie leggi che si sono succedute nel tempo (e adesso in particolare in conseguenza dell'entrata in vigore del Codice delle comunicazioni elettroniche e della legge 112 del 2004) i compiti assegnati all'Autorità sono cresciuti fino, quasi, a raddoppiare. Di contro - continua - le risorse assegnate attraverso il contributo statale, anziché aumentare, sono progressivamente diminuite fino a toccare, con l'ultima legge finanziaria, una riduzione di circa il 12%».
Se si crede nell'utilità del ruolo assegnato alle Authority di garanzia, «occorre mettere questi soggetti in grado di funzionare con mezzi adeguati alla delicatezza e al rilievo costituzionale delle funzioni esercitate, nonché - conclude Cheli - del tasso di indipendenza richiesto a chi è chiamato a esercitarle».

In sei anni di lavoro «le attività che, in questi anni, abbiamo svolto e le decisioni che abbiamo adottato, in condizioni di assoluta indipendenza, riassumono la storia di un percorso che abbiamo sempre cercato di sviluppare con imparzialità». Si difende dalle critiche e rivendica l'orgoglio dell'attività svolta il presidente dell'Authority per le Tlc Enzo Cheli nella sua «sesta e ultima» relazione annuale.
«Se volgiamo lo sguardo al passato - ha ricordato Cheli rivolgendosi alle massime autorità dello Stato - al percorso compiuto in questi sei anni di attività, non possiamo non constatare l'intensità e l'ampiezza del lavoro svolto, spesso in condizioni di vera emergenza». Il presidente dell'Autorità parla del passato con «una punta di orgoglio» ma «senza dimenticare le critiche che spesso ci sono state rivolte e che abbiamo sempre accolto con molta umiltà, anche quando ignorando i compiti naturali di un organo di garanzia, la nostra azione viene descritta come gravata da un eccesso di prudenza e mediazioni, nel tentativo evidente di trascinarla dentro il vivo della contesa politica».

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