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Cos'è l'«early warning»

Un avvertimento preventivo ufficiale, proposto dalla Commissione Ue e ratificato dall'Ecofin, che segnala a un Paese membro che si sta avvicinando pericolosamente verso la soglia del 3% del rapporto deficit/pil prevista dal trattato di Maastricht. E' l'Early Warning, il richiamo disciplinare, una sorta di 'cartellino giallo' per i conti pubblici, previsto dal Patto di Stabilità per farne rispettare uno dei principali parametri.
Il Patto mette l'accento più sull'aspetto della prevenzione di deficit eccessivo che su quello della punizione. E l'early warning è proprio uno dei meccanismi preventivi. La procedura rispecchia il carattere dell'avvertimento, senza innescare conseguenze dirette: se un paese supera il 3% è dichiarato in 'deficit eccessivo' e l'Ecofin indica la strada da seguire, un vero e proprio sentiero di rientro nei parametri. Solo se il paese in questione non adotta le misure necessarie per risanare la situazione, quindi alla fine del percorso, scattano le sanzioni. In un primo tempo, con un deposito senza interessi presso la Comunità, poi, eventualmente, se il deficit non viene corretto entro i due anni successivi, con multe che possono arrivare fino allo 0,5% del Pil.
La procedura è regolata dall'articolo 99 del Patto di Stabilità e crescita, ratificato nel 1997 dal Consiglio europeo di Amsterdam con l'obiettivo di controllare i deficit pubblici degli Stati membri in vista dell'adozione della moneta unica europea. Due i parametri di riferimento: il rapporto tra il deficit delle amministrazioni pubbliche e il prodotto interno lordo (Pil) non deve superare la soglia del 3%; i Paesi della zona euro devono tendere ad avere un rapporto tra il debito pubblico e il Pil non superiore al 60%.
La procedura di avvertimento, prima, e di sanzione, poi, passa per tappe successive: se il deficit di un Paese si avvicina al tetto del 3% del Pil, la Commissione Ue propone un 'avvertimento preventivo' (early warning) che viene poi esaminato dall'Ecofin.
Segue una raccomandazione vera e propria nel caso di sforamento del bilancio; se un paese non rispetta le raccomandazioni e supera la soglia del 3% per due volte di seguito, l'Ecofin può decidere l'imposizione di sanzioni pecuniarie, che hanno una base fissa pari allo 0,2% del Pil.
La procedura è già scattata per Francia, Germania e Portogallo per deficit eccessivi fatti registrare nel 2002. A novembre 2003, tuttavia, dopo un braccio di ferro con la commissione Ue, l'Ecofin ha deciso di sospendere le procedure nei confronti di Francia e Germania.

Quanto all'Italia, le prime avvisaglie di un possibile early warning si sono concretizzate con il rapporto pubblicato il 9 marzo da Standard & Poors, che ha fatto il punto sul coordinamento fiscale tra Governi centrali ed enti locali. Il 7 aprile la commissione ha annunciato l'avvio della procedura, che si è poi concretizzato nella richiesta del 28 aprile che sarà esaminata dall'Ecofin in calendario oggi. Per l'anno in corso, Bruxelles prevede per l'Italia un rapporto deficit/pil al 3,2% e chiede il varo di misure correttive di carattere permanente pari allo 0,5%, in sostanza circa 7,5 mld di euro. Con la trimestrale di cassa il 7 maggio il Governo ha rivisto al rialzo il rapporto deficit/pil al 2,9% dal 2,2, sotto la soglia del 3% ma con «la piena realizzazione delle misure previste nella manovra di bilancio (pari allo 0,8% del Pil) approvata nel dicembre dello scorso anno». Oggi il presidente del Consiglio presenta all'Ecofin il 'pacchetto' di inteventi previsti per rimanere comunque sotto il 3%.

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