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Gennaro Nunziante e Checco Zalone

ROMA - «Sette milioni? Non ce li aspettavamo assolutamente perchè credevamo 14. No scherzo...». Comincia con una battuta e una grande risata l’intervista del regista Gennaro Nunziante, «papà» assieme a Checco Zalone di «Quo vado», il film evento del 2016 che ha già sbancato il botteghino (7 milioni in un solo giorno), portando la gente a riempire le sale del cinema pochi minuti dopo il brindisi di Capodanno e si prepara a continuare «i fuochi artificiali» anche durante i prossimi giorni. Ma quello che rimane nel cuore del regista è soprattutto «il sorriso e la soddisfazione della gente quando esce dalla sala dopo aver visto il nostro film...».
«Io i numeri del botteghino - racconta Nunziante - a dire la verità non li conosco, mi arrivano ma non ci faccio mai troppo caso. Però avevamo visto le tante prenotazioni ed eravamo contenti, ma oggi siamo stati travolti. Ma è semplicemente il risultato del grande amore del pubblico per Luca (Checco Zalone), per un artista vero che si mostra nella sua verità e la gente gli riconosce questo. Luca ha costruito un forte legame con i suoi fan che ormai è decennale, è una semina che parte da lontano e si muove nel solco di una grande verità sempre raccontata anche quando è scomoda. E’ un po' come quando tu hai un amico che ti dice sempre le cose come stanno e che non fa inutili giri di parole. E questo è quello che la gente gli riconosce e cerca nei suoi film».

Nella storia di «Quo vado» con il sorriso sulle labbra vengono affrontati tanti temi scottanti della società di oggi e in questo il regista vede un altro dei punti di forza dei film di Checco Zalone: «Io penso che nei nostri film ci sia veramente qualcosa per tutti: dai bambini fino ai vecchietti. C'è una trasversalità assoluta, grande, varia. Però nel fondo io vedo un racconto, sempre nell’umiltà, molto vero».

E ora cosa c'è nel futuro? «Come al solito - dice Nunziante - ci siamo ritirati nella nostra Bari per la stagione del 'letargò. Ma è il momento in cui ovviamente lavoriamo di più, torniamo a tuffarci tra la gente e a vedere la vita, a 'riempirè la cisterna per dare a noi stessi e al nostro pubblico nuove emozioni e nuovi spunti».
E di questa grande fatica qual è il ricordo più vivido? «Tante cose belle - spiega Nunziante - a cominciare dall’atmosfera di Bergen, questa città norvegese molto bella dove abbiamo girato e che non avrei avuto modo altrimenti di visitare e vivere. E poi, questa è la cosa che mi piace di più, la relazione con tutti, ma proprio tutti quelli con cui abbiamo lavorato perchè il cinema è assolutamente un lavoro collettivo ed è bello per questo: da Michele il parrucchiere a Mauro il truccatore e poi Francesca e tutte le persone che hanno lavorato e sentito il film come se fosse loro ed è questa la nostra forza. Io mi porto queste cose dietro: tutte le maestranze e i ragazzi con cui abbiamo fatto notte al freddo per girare una scena. E poi da ieri cominci a portarti dentro il sorriso delle persone quando escono dal cinema, che è il motivo per il quale lavoriamo».

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