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Il progetto pilota «Beachmed»

ROMA - Spiagge del Mediterraneo in ritirata. Le piccole insenature sabbiose ma anche le grandi battigie delle coste nazionali stanno arretrando, come quelle del Mediterraneo occidentale, in Francia e Spagna, sotto i colpi dell'erosione. I litorali pagano tutte le intrusioni sull'ambiente che vengono svolte nell'entroterra. Mancato apporto di materiali da parte dei fiumi per colpa di dighe, briglie, riforestazione e attività umane le cause della minaccia. Senza considerare l'innalzamento del livello del mare. Sotto stress anche le foci dei fiumi: dietrofront vistosi per il biondo Tevere e l'Arno con danni diretti sulle coste. E i numeri del rischio spiagge fantasma parlano da soli: il solo Lazio perde ogni anno un milione di metri cubi di sabbia mentre a livello di Mediterraneo occidentale si arriva 20 milioni di metri cubi di materiale l'anno. Ora la scommessa è correre ai ripari e trovare il materiale per salvare gli arenili. E la risposta potrebbe venire dallo sfruttamento dei serbatoi sommersi del Mediterraneo.
A questo stanno lavorando gli esperti che dall'ottobre 2002 stanno lavorando a "Beachmed", il progetto di recupero ambientale e mantenimento dei litorali in erosione con l'utilizzo di depositi sabbiosi marini, inserito nell'ambito del programma Interreg IIIB-MEDOCC e finanziato per 2,3 milioni di euro. Capofila, la Regione Lazio che opera in partenariato con Dipartimento de l'Herault, Generalità Valenciana, Regione Liguria, Regione Toscana, Università di Firenze, APAL-Tunisia, EUDA-European Dredging Association. Lo scopo è quello di scoprire se esiste la possibilità di lavorare su cave sottomarine dove poter estrarre il materiale che le spiagge perdono ogni anno. Nel progetto vengono esaminate le metodologie più idonee per la stima a grande scala del fenomeno erosivo sulle coste europee e valutati gli aspetti ambientali, geologici, sedimentologici e tecnologici dei dragaggi e dei ripascimenti.
Attualmente sono in corso alcuni progetti pilota. Per quanto riguarda il Lazio, in particolare, «sono state individuate - ha spiegato il responsabile del progetto e dell'osservatorio regionale di litorali, Paolo Lupino - 5 macrozone di interesse geologico, due a nord del Tevere e tre sotto la linea del fiume. Si tratta di aree che si trovano a largo e oltre i 40 metri di profondità». Si tratta per ora solo di studi di fattibilità «non ci sono risposte esaustive» al problema del ripascimento dei litorali «ma abbiamo gettato le basi per una strategia comune». Sul fronte dei trend erosivi, su 300 chilometri di costa laziale, 230 sono di sabbia e di questi, ha riferito Lupino «70 sono in erosione cronica». Le crisi più forti sono localizzate alla foce del Tevere (Focene e Ostia), quindi a Tarquinia e Montalto. A Santa Marinella in sofferenza le piccole spiagge che si alternano alla costa rocciosa. In crisi anche la «sabbia» di Ladispoli, Cerveteri, Anzio e Nettuno. Più a sud, in provincia di Latina crisi per la foce del Mascarello. Colpiti i litorali tra San Felice Circeo e Terracina, Fondi e Minturno.
Lo studio Beachmed, ha riferito ancora Lupino, ha permesso di avere il contributo della regione Liguria «dove è alta la cultura per la cura del materiale utile al ripascimento». Una sensibilità che però non coincide con le necessità volumetriche di Lazio e Toscana dove 1.000-3.000 metri cubi di materiale non possono salvare le spiagge. E a proposito di Toscana, la metà delle spiagge regionali è colpita da un fenomeno erosivo, più di 3 metri di spostamento nell'ultimo intervallo misurato. Comparando i tratti in erosione con quelli in avanzamento, il litorale toscano ha perso circa 214.000 mq di spiaggia negli ultimi 20 anni.
La fotografia della situazione e i modelli metodologici di estrazione del materiale per ridare vita alle spiagge saranno presentati nel corso della Settimana della cultura ambientale che si apre oggi a Genova.

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