Venerdì 14 Dicembre 2018 | 21:28

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I nodi da sciogliere oltre la manovra all'Ecofin

ROMA - La manovra da consegnare all'Ecofin lunedì, per rassicurare Bruxelles sul mantenimento del deficit sotto il 3% ed evitare l'early warning, resta la principale questione irrisolta con le dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Ma la lista dei problemi lasciati aperti è lunga, e per alcuni provvedimenti economici in particolare, come il Documento di programmazione economica e finanziaria, il governo è già fuori tempo massimo.
- LA MANOVRA. E' il provvedimento con la priorità più alta. Restano infatti neanche 48 ore dall'«esame» di Bruxelles. E per evitare l'early wearning, a quanto si apprende, in queste ore si continuerebbe a lavorare con aggiustamenti sostanziali al testo portato ieri a Palazzo Grazioli e sul quale si è giocata la resa dei conti finale tra An e il «superministro» dell'Economia. La manovra dovrebbe lievitare a 5-6 miliardi di euro; sarebbe esclusa un'efficacia del provvedimento di tagli alle spese oltre il 2004. Si cercano inoltre i circa 2 miliardi che mancherebbero ancora all'appello.
- IL DPEF. Con l'addio di Tremonti, a Via XX Settembre resta aperta una lunga serie di provvedimenti economici. Il Dpef, innanzitutto, che doveva essere presentato per la fine di giugno e per il quale, anzi, il premier Silvio Berlusconi aveva annunciato un varo in anticipo rispetto ai tempi canonici. La bozza di documento per lo sviluppo, circolata ieri e di fatto contenente le linee principali della programmazione economica, sembra non riscuotere il consenso di tutti gli alleati nella Casa delle Libertà e, archiviato la prossima settimana l'appuntamento dell'Ecofin, sarà questa la priorità sulla quale il governo dovrà comunque lavorare.
- IL CONDONO EDILIZIO. Resta «appesa» anche la sanatoria edilizia, che in termini di conti pubblici dovrebbe portare alle casse dello Stato 3,5 miliardi di euro entro fine anno. La Corte costituzionale, pur non mettendo in discussione il condono, ha chiesto una modifica della normativa. Il Tesoro, insieme al ministero delle Infrastrutture, sta lavorando ad un decreto legge che dovrebbe essere varato a giorni per essere convertito prima dell'estate.
- I DECRETI ALITALIA. A Bruxelles è arrivato il «piano di salvataggio» predisposto da Alitalia, ma la Commissione attende i decreti attuativi con i quali il Tesoro deve garantire il prestito ponte fino a 400 milioni di euro necessari alla compagnia per evitare la bancarotta. I decreti, secondo quanto annunciato dal ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, dovevano essere esaminati dal Consiglio dei ministri di oggi.
- IL FONDO IMMOBILIARE. Altro provvedimento da concludere prima dell'estate è l'avvio delle operazioni per la costituzione di un fondo immobiliare, con un portafoglio di uffici pubblici, dal quale il Tesoro conta di incassare dai 3 ai 5 miliardi entro fine 2004.
- LE GRANDI RIFORME: FISCO, PENSIONI, RISPARMIO. Oltre alle emergenze, Tremonti lascia via XX Settembre mentre è in corso anche l'esame parlamentare su alcune delle grandi riforme annunciate e sulle quali si è speso personalmente per mesi a livello nazionale e internazionale. Si tratta innanzitutto della riforma fiscale, avviata lo scorso anno con l'approvazione della delega ma attuata solo in parte per le società: «E' la prima cosa che faremo dopo le elezioni», aveva più volte annunciato anche parlando in tv. Ma in situazione di stallo vertono anche la riforma delle pensioni che potrebbe essere «liquidata» in breve tempo solo con un altro voto di fiducia, e la riforma della vigilanza sul risparmio. Per evitare l'impasse di quest'ultimo provvedimento, oggi è arrivato l'appello anche del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini.
Manuela Tulli

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