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Dopo Ruggiero e Scajola, Tremonti è il terzo ministro del governo-Berlusconi a dimettersi

ROMA - Con l'uscita di Giulio Tremonti dal governo diventano tre i ministri di grosso calibro che hanno lasciato l'esecutivo di Berlusconi.
Il primo è stato Renato Ruggiero, che ricopriva l'incarico di ministro degli Esteri, incarico che ha abbandonato per protesta contro ripetute manifestazioni euroscettiche all'interno del governo (poi è stato sostituito, dopo un lungo interim dello stesso Berlusconi, da Franco Frattini); quindi è stata la volta di Claudio Scajola, che aveva lasciato il Viminale sulla scia delle polemiche seguite a una sua scivolata su Marco Biagi (Scajola è stato sostituito da Giuseppe Pisanu); oggi è stata la volta di Giulio Tremonti, che dopo una giornata di fibrillazioni e di veleni, e soprattutto dopo un lungo braccio di ferro con Fini, ha gettato la spugna proprio alla vigilia del Consiglio dei ministri che avrebbe dovuto varare il decreto taglia-spese per evitare il rischio del cartellino giallo dell'Ecofin.
Nonostante il record di durata, il secondo governo Berlusconi non ha quindi avuto una navigazione sempre tranquilla. Ecco una breve cronologia di tre anni segnati anche da dimissioni e nuove nomine nell'esecutivo.
Il primo problema si presentò già il 12 giugno 2001, giorno del giuramento, con l'assenza del ministro junior al Lavoro Raffaele Costa, che in questo modo comunicò il rifiuto dell'incarico. Il giorno prima, invece, Gianfranco Miccichè, annunciato come sottosegretario all'Economia, era stato promosso «ministro junior». Nove giorni dopo è il sottosegretario alle Infrastrutture Giancarlo Giorgetti a lasciare l'esecutivo per diventare presidente della Commissione Bilancio della Camera. Sarà sostituito il 7 marzo 2003 da Paolo Uggè.
Alla fine del primo anno di attività, il 4 dicembre 2001, è la volta del sottosegretario all'Interno Carlo Taormina, costretto alle dimissioni dopo le forti critiche dell' opposizione ad alcune dichiarazioni molto polemiche contro una parte della magistratura. Taormina non è stato sostituito.
Il 2002 iniziò con l'abbandono, il 5 gennaio, del primo "grosso calibro", il ministro degli Esteri Renato Ruggiero, ex direttore generale della Wto ed ex presidente dell'Eni. Alla base della rinuncia alcune dichiarazioni euroscettiche del governo, nei confronti delle quali il titolare della Farnesina aveva espresso la sua contrarietà. Lo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi assunse l'interim del dicastero, prima di nominare il 14 novembre 2002 il sostituto, Franco Frattini, che per il nuovo incarico lasciò la poltrona di ministro della Funzione Pubblica a Luigi Mazzella.
A febbraio del 2002, per una serie di dissensi, il ministro del Welfare Roberto Maroni privò di tutte le deleghe il sottosegretario Alberto Brambilla, che però fa ancora parte della compagine governativa. Il 20 giugno, sempre del 2002, il Consiglio dei ministri decise la revoca della nomina per il sottosegretario ai Beni Culturali Vittorio Sgarbi, entrato pesantemente in polemica con il ministro Urbani. Sgarbi non è stato sostituito.
Fu l'inizio di un'estate "calda", segnata il 3 luglio dalle dimissioni del ministro dell'Interno Claudio Scajola, in seguito alla pubblicazione sui giornali di una frase non felice, detta a Cipro davanti a dei giornalisti, sul giuslavorista Marco Biagi ucciso dalle Brigate rosse. Al Viminale arrivò Giuseppe Pisanu, lasciando il ministero dell'Attuazione del programma. Il posto lasciato libero da Pisanu fu poi occupato dopo circa un anno dallo stesso Scajola, il 31 luglio 2003.
Abbandono in sordina invece quello del sottosegretario all' Economia Vito Tanzi, che il 18 giugno 2003 lasciò l'incarico per tornare a Washington, al Fondo monetario internazionale. Il 4 febbraio precedente il dicastero di via XX settembre si era però rafforzato con la nomina a sottosegretario di Gianluigi Magri.
Nuove tensioni il mese successivo quando, l'11 luglio 2003, il sottosegretario leghista alle Attività Produttive con delega al Turismo Stefano Stefani fu costretto alle dimissioni, travolto dalle reazioni polemiche suscitate dalle frasi contro i tedeschi pubblicate una settimana prima dal quotidiano "La Padania". Il cancelliere tedesco Schroeder aveva cancellato le vacanze in Italia. Anche Stefani non è stato sostituito.

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