Sabato 15 Dicembre 2018 | 03:54

GDM.TV

Da «Fronte del porto» ad «Ultimo tango a Parigi»; una vita, un attore

«Faccio il mestiere più inutile del mondo, ma resto a Hollywood perchè non ho il coraggio di rifiutare i soldi». Selvaggio, scostante e intrattabile, diviso fra tragedie personali, colpi di testa esistenziali e totale immersione nel metodo che ha reso celebre l'Actor's studio, Marlon Brando ha attraversato quarant'anni di cinema tra interpretazioni magistrali e partecipazioni bislacche ma miliardarie a film di valore più che dubbio, «modificando comunque, come ha scritto il critico David Thomson, sia nei suoi lunghi ritiri che nei suoi migliori lavori il nostro modo di intendere la recitazione».
Fin dagli esordi indicato come l'erede di Lawrence Olivier, Brando mostrò immediatamente di essere assai più pigro, meno ambizioso, più tormentato ma anche più sensibile al denaro dell'illustre collega inglese.
Padre spirituale dei ribelli senza causa (come James Dean, che per tutta la sua breve vita lo ebbe come modello e cercò di imitarlo), Brando ha incarnato la figura dell'attore con la A maiuscola e come molti di questa elite di interpreti ha vissuto, con il proprio mestiere, in un costante rapporto di amore-odio, di esaltazione e di disillusione. Macchina da cinema dalla fisicità prima minacciosa e sensuale poi fin troppo debordante, Brando è stato candidato all'Oscar otto volte vincendo due statuette ('54 e '72).
Quando, nel 1951, irrompe sullo schermo (in un «Un tram che si chiama desiderio») la canottiera immacolata di Kowalski-Brando, che diventerà un cult per ogni macho, l'attore ha in realtà già dato prova di straordinarie doti di immedesimazione. Inizia la costruzione dell'icona-Brando, brutale e attraente, virile e violento, seduttivo e pericoloso.
Fu con un pugno di film tutti interpretati in questo decennio che il volto e il corpo di Brando vennero consegnati alla leggenda. Con Kazan (che poco prima di morire sostenne senza falsa modestia di essere stato il regista ad aver meglio impiegato Brando) l'attore recita poi in «Viva zapata» (1952) e «Fronte del porto» (1954), che gli frutta il primo Oscar.
E in un film che la critica ha sempre complessivamente giudicato mediocre ed ambiguo, nonostante gli otto Oscar, a rifulgere è proprio l'interpretazione di Brando, perfezionistica e a tratti perfino compiaciuta, ma incancellabile soprattutto in alcune scene, come quella celebre del pestaggio. Tra l'uno e l'altro c'era stato «Il selvaggio» di Lazslo Benedek (1953), altra pietra miliare nell'edificazione del mito Brando nell'immaginario collettivo maschile e femminile, oltre che spia sociologica in consistente anticipo sui tempi. All'incarnazione di una gioventù insofferente e randagia Brando regalò il meglio dell' arte introspettiva dell'Actor's studio
e qualche anno dopo Andy Wahrol certificò, con alcune delle sue celebri serigrafie, l'ingresso nei must popolari del giubbotto nero indossato dall'attore nel film.
Prima della fine del suo decennio d'oro, gli anni '50, Brando dà anche prova di versatilità con l'Antonio di un celebre «Giulio Cesare» (1953), il Napoleone di «Desiree» (1954) lo Sky Masterson di «Bulli e pupe» (1955) e il biondo
tedesco di «I giovani leoni» (1958). Gli anni Sessanta saranno invece quasi solo una sequenza di prove mediocri, con l'eccezione della sua unica regia («I due volti della vendetta», (1961), di «Riflessi in un occhio d'oro» (1967) di John Huston e di «La fuga» (1966) di Arthur Penn. Gli anni Settanta, che si inaugurano col terzomondista
«Queimada» di Pontecorvo, ne segnano il clamoroso ritorno, grazie a due registi che lo impiegano con grande originalità in ruoli diversisissimi. Francis Ford Coppola in «Il padrino» (1971) che gli vale il secondo Oscar, (quello che non andrà a ritirare per solidarietà con la causa dei pellerossa) e Bernardo Bertolucci nel controverso «Ultimo tango a Parigi». Di quest'ultimo film, doloroso e romantico, il volto sfatto di Brando («un Mito con la pancia», secondo Maria Schneider), il suo inimitabile modo negligè di indossare qualunque cosa e, perché no, la vertiginosa credibilità nell'interpretare una sequenza di sodomia, sono gli elementi di un successo senza confini e di un caso sociologico. Il resto, tra anni '80 e '90, sono solo apparizioni miliardarie (un miliardo al minuto, per alcuni film) e a volte imbarazzanti, come in «Superman» (1978) e «La formula» (1980). Fa eccezione il Kurz di «Apocalipse Now» di Coppola (1979): nell'oscurità scolpita da Vittorio Storaro, con la testa rasata, Brando regala un saggio di recitazione da offrire alle scuole di cinema. Ma al mestiere amato-odiato l'attore offrirà ancora la misura e l'impegno di una maturità malinconica in film come «Un'arida stagione bianca» (1989), «Don Juan De Marco» (1995), «The score» (2001, che riunisce tre generazioni in cui ognuno è l'erede dell'altro: Brando, De Niro, Edward Norton), tutti egnati dal suo volto e da un corpo eccessivo ormai inutilizzabile per la recitazione se non per piccoli gesti e movenze che sono da soli momenti di puro cinema.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

MULTIMEDIA

Nuovo video per BandAdriatica, Elisa canta con Calcutta, il progetto Party Hard racconta Taranto

Nuovo video per BandAdriatica, Elisa canta con Calcutta, il progetto Party Hard racconta Taranto

 
Rotonda - Bari:  il punto con La Voce Biancorossa, segui la diretta

Rotonda - Bari: il punto con La Voce Biancorossa Rivedi la diretta

 
Torre Guaceto: masseria rurale trasformata in resort, sequestri

Torre Guaceto: masseria rurale trasformata in resort, sequestri

 
Decennale della Regia Aeronauticail Re passa in rassegna 4mila piloti

Decennale della Regia Aeronautica
il Re passa in rassegna 4mila piloti

 
Il bimotore Savoia Marchetti S 55uno dei simboli del progresso italiano

Il bimotore Savoia Marchetti S 55
uno dei simboli del progresso italiano

 
Inaugurazione aeroporto di Bariintitolato a Umberto di Savoia

Inaugurazione aeroporto di Bari
intitolato a Umberto di Savoia

 
Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

Kosovo, l'attività del 5° Reggimento alpini

 
Calendario, l'uomo e la tecnologia

Calendario, l'uomo e la tecnologia

 
Calendario, storie e immagini

Calendario, storie e immagini

 
Rivivi la  "Mangusta" interforze

Rivivi la "Mangusta" interforze

 
Noi siamo la Marina: gli incursori

Noi siamo la Marina: gli incursori