Venerdì 14 Dicembre 2018 | 12:51

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La Turchia punta sull'alleanza per entrare nell'Ue

ANKARA - La via della Turchia per l'Ue passa anche per la Nato e Ankara dal vertice di Istanbul conclusosi oggi si aspetta una decisa accelerazione del suo processo di adesione all'Ue.
Sforzo evidente di Ankara al vertice di Istanbul è stato soprattutto quello di accumulare «punti» in immagine di affidabilità occidentale. Un affidabilità certificata dalla perfetta tenuta delle misure di sicurezza antiterrorismo islamico in un paese musulmano, ma anche e soprattutto dalla disponibilità espressa da Ankara a partecipare al programma di formazione in Turchia o in Giordania della polizia irachena (ma non anche dei militari) e all'Iniziativa di Istanbul di cooperazione per la sicurezza, che rafforzerà il dialogo e la cooperazione con i paesi del 'grande Medio Oriente» e, cioè, dal Marocco all'Afghanistan (dove Ankara si è impegnata a guidare nuovamente l'anno prossimo la forza dell'Onu, Isaf). Il governo di Ankara mira soprattutto ad accreditare la Turchia al tempo stesso come paese «modello ed esempio» spendibile dall'Ue e dalla Nato nel loro dialogo mediterraneo e mediorientale e con il mondo islamico in generale, nei confronti del quale il governo di Ankara afferma di poter essere «un ponte» portatore di laicità e democrazia ed essere così promotore e garante del dialogo di civiltà sul suolo europeo. L'obbiettivo più immediato di Ankara è, infatti, quello di ottenere a dicembre la sospirata data di inizio del negoziato di adesione. Il vertice della Nato può esserle servito a questo scopo, dato che non sono mancati i riscontri nel senso desiderato dal governo turco, anche nelle dichiarazioni pubbliche di vari leader occidentali.
Questo pomeriggio stesso, poco dopo la chiusura dei lavori del vertice di Istanbul, il premier turco Tayyip Erdogan ha potuto così dichiarare di averne tratto l'impressione che «la Turchia avrà senza dubbio a fine anno la data del negoziato». Nella dichiarazione di Erdogan c'è, però, una calcolata enfasi intesa a intensificare aspettative ottimiste in Turchia che poi l'Ue potrebbe difficilmente deludere e una volontaria interpretazione favorevole delle dichiarazioni meno ottimiste.
Erdogan ha ammesso di non riferirsi certo alla campagna di charme profusa in Turchia dal presidente americano George Bush in favore di un rapido inizio del negoziato Turchia-Ue: «Bush non vota nell'Ue e, perciò, (la sua campagna) non ci aiuta», ha notato Erdogan con realismo dando la netta sensazione di tenere molto ad ingraziarsi, invece, Chirac. Il quale, però, si è mostrato alquanto irritato dalle perorazioni pro-Turchia di Bush da lui esortato, in sostanza, a non immischiarsi nelle faccende europee. Non manca anzi, in Turchia, chi teme che la campagna di Bush possa addirittura nuocere agli obbiettivi turchi perchè potrebbe indurre qualche leader europeo, come Chirac, a marcare una differenziazione da Washington anche sul dossier Turchia.
In Turchia (anche nell'ambito del governo) molti considerano, anzi, una presa di distanza dal tradizionale «amico americano» (oltre che da quello israeliano) come una delle condizioni per entrare in Europa dalla porta principale franco-tedesca, tanto più che ciò risponde anche alle aspettative ed ai sentimenti dell'elettorato più legato a motivazioni religiose del partito di radici islamiche Akp che forma il governo di Erdogan.
Eppure Chirac non è stato tenero con Ankara: il processo europeo della Turchia sarà «lungo e difficile, anche se non infinito, dato che la Turchia è su un sentiero irreversibile verso Bruxelles"- ha dichiarato senza fare sconti Chirac, tenendo conto delle cautele diffuse in Francia sulla Turchia.
Anche il cancelliere tedesco Gherard Schroeder è stato più tiepido del solito con Ankara, rimettendosi al parere che darà la Commissione europea di Bruxelles alla quale è sembrato voler passare la palla: «Se questa ad ottobre darà luce verde bisognerà avviare i negoziati per l'adesione di Ankara all'Ue, tenendo fede alle promesse del passato"- ha detto Schroeder tallonato in patria dall'opposizione cristiano-democratica che fa leva sui timori di una nuova immigrazione turca in Germania.
Tra le posizioni decisamente favorevoli c'è stata anche quella dell'Italia, espressa sia dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, sia dal ministro degli esteri Frattini.
«Io ho lavorato parecchio per la membership della Turchia nell'Ue e continuerò a farlo» - ha detto Berlusconi che nei giorni scorsi, in un intervista al giornale turco Sabah aveva dichiarato che «sarebbe un tragico errore per l'Europa se l'Ue chiudesse le sue porte alla Turchia». Ed ha aggiunto -secondo quanto ha riferito il giornale turco Sabah- rivolgendosi all'amico Erdogan: «I miei dubbi di due anni fa su di te e sul tuo partito sono stati rimossi. Tu hai dato la migliore risposta a coloro che affermavano che la democrazia non può svilupparsi in un paese musulmano».
Lucio Leante

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