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Chirac: «Amici ma non servitori di Bush»

ISTANBUL - Messaggio di Jacques Chirac a George W. Bush: «Siamo amici, ma non siamo servitori degli Usa». Per la seconda volta in due giorni il presidente francese e quello americano tornano a bacchettarsi a distanza e forse qualcosa di più. Non corre buon sangue tra i due e questo si sapeva. Ma è significativo che neanche l'accordo raggiunto ieri in ambito Nato sull' Iraq sia riuscito ad impedire a Chirac e Bush di portare avanti un bel botta e risposta durato circa 48 ore, tutta la durata del vertice della Nato di Istanbul.
Ieri Bush aveva chiesto all'Europa più velocità nel processo di adesione della Turchia e Chirac gli aveva più o meno risposto di farsi gli affari propri e di pensare ai rapporti con il vicino Messico invece che alle cose europee. Oggi, Bush ha pensato bene di tornarci sopra, forse pensando di fare una cosa gradita agli ospiti turchi. E Chirac ha di nuovo risposto: «siamo amici degli Stati Uniti, siamo loro alleati, ma non siamo loro servitori».
E se ci fosse stato ancora bisogno di un chiarimento: «Quando non siamo d'accordo lo diciamo. Non lo diciamo in maniera aggressiva, ma lo diciamo in maniera ferma. E' stato così su tutto quello che ha riguardato la strategia americana sull'Iraq».
E così è continuato in questi due giorni. Non solo sulla Turchia, ma anche sull'Afghanistan e soprattutto sull'Iraq. Le vecchie divisioni della guerra all'Iraq non sono state superate e l'accordo raggiunto dalla Nato sull'addestramento delle forze del nuovo Iraq non basta a coprire le diversità e, in qualche caso, le vere e proprie divergenze che ancora esistono tra Usa e Francia ma che coinvolgono anche altri Paesi e come la Germania e, adesso, anche la Spagna di Zapatero. Chirac e Schroeder si sono opposti strenuamente alle guerra in Iraq e, in questi due giorni del vertice, ad una missione della Nato in Iraq più articolata come era nei desideri di Bush fino a qualche settimana fa.
«La bandiera della Nato non sventolerà sul territorio iracheno», ha ripetuto Chirac perchè la Nato non ha la «vocazione» per questo tipo di missioni. E, oggi, il suo fedele alleato Schroeder ha ripetuto che la Germania non manderà soldati nè in Iraq nè in Afghanistan e che Berlino è disponibile a contribuire all' addestramento delle nuove forze di sicurezza irachene, ma non in Iraq: la fotocopia della posizione francese. Anche la Spagna, dopo il cambio della guardia a Madrid tra Aznar e Zapatero, ha sposato una linea più vicina a quella dell'asse franco-tedesco e contraria a quella di Bush con un ritiro repentino dei soldati spagnoli dall'Iraq ed un continuo richiamo ad un ruolo forte e chiaro della Nazioni Unite in Iraq. Così, la Nato addestrerà la nuova polizia e il nuovo esercito iracheno, ma all'interno della comunità internazionale continuano a rimanere sensibilità e interpretazioni diverse su quello che c'è da fare per aiutare l'Iraq. L'accordo al vertice Nato è comunque un passo avanti, addirittura impensabile qualche mese fa e segna indiscutibilmente un riavvicinamento tra le diverse anime della Nato e della comunità internazionale.
Negli ultimi tempi, ha detto oggi il presidente francese, George Bush «ha mostrato molta più apertura che in passato», in particolare durante i negoziati al Consiglio di sicurezza Onu sulla risoluzione 1546. E «abbiamo proseguito questo dialogo - ha aggiunto - nella maniera più cordiale, nel corso di questo vertice». Al di là delle differenze di vedute sull'Iraq, sull'Afganistan e sulla Turchia...
Stefano Polli

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