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Parapoti il giorno dopo, tra rabbia e delusione: «Non siamo incivili come ci ha definiti Ciampi»

SALERNO - La notizia degli 81 denunciati arriva dritta nel cuore della protesta, tra quei cittadini che, per quasi quattro giorni, sui binari della stazione ferroviaria di Montecorvino Rovella, ci hanno praticamente vissuto. E che, oggi sono davanti alla discarica di Parapoti, nel presidio che, dicono, resterà attivo ancora per tanto.
Ancora una volta, mamme, nonni, ragazzi, hanno voluto far sentire la loro voce. In prima linea c'è Sara, 25 anni, capelli cortissimi, fisico minuto. Lei, in quel blocco, ha dato l'anima. E lo ha fatto legandosi ai binari. Anche ieri sera ha dormito in macchina, non alla stazione questa volta, ma davanti a quello che ora è ritornato ad essere il quartier generale della protesta, il container del Comitato «Natura Nostra», in località San Vito, nel comune di Montecorvino Pugliano. Alla notizia delle denunce, Sara risponde con un sorriso. «Non me ne importa nulla, io sono tranquilla con la mia coscienza - dice - Non ho fatto nulla di male, non ho ammazzato nessuno e non ho neanche picchiato nessuno. Ho semplicemente protestato per una buona causa e, fosse stato per me, a quei binari sarei rimasta ancora legata».
Accanto a lei c'è Teresa, 51 anni, tre figli. A Sara tiene stretta la mano. «Vivo con tre pezzi in meno - racconta - In che senso? Vivo con un utero, con le ovaie e con tre quarti di pancreas in meno. Sono stata operata, 11 mesi fa, a Siena, per un cancro, quello regalatomi da questa discarica. Certo che oggi mi sento sconfitta. Quando ieri, sui quei binari, ho ascoltato Rosetta Sproviero che ci diceva di mollare, ho pianto perché se questa discarica non verrà chiusa, persone come me ce ne saranno sempre di più».
Urla, invece, e lo fa ancora di più dopo la notizia degli 81 denunciati, Rita, 32 anni. «Altro che sconfitta io mi sento delusa, arrabbiata - spiega - non dovevamo andarcene da quei binari, non dovevamo comportaci come persone civili, ma andare oltre con la protesta. Noi delinquenti e a braccetto con pregiudicati? Se fossimo stati davvero delinquenti, chissà, forse ci avrebbero rispettato di più. Se avessimo fatto saltare in aria i camion, forse ora la discarica sarebbe stata chiusa. Non lo abbiamo fatto, ce ne siamo andati ed ora siamo anche denunciati».
C'è chi parla di Parapoti, certo, ma c'è anche chi, come Roberto, punta il dito contro un'altra discarica, quella di Colle Barone, «quella inquinata, quella di cui nessuno parla». Sentimenti contrastanti, quelli dei cittadini. Se, infatti, la rabbia si alterna alla delusione, e il senso della sconfitta va di pari passo con quello della protesta, un dato sembra essere certo. Nessuno, neanche per un attimo, si è mai pentito di quanto fatto. «Perché - spiega Giuseppe D'Alessio, tra le anime del comitato Natura Nostra - lo abbiamo fatto con il cuore. Certo, siamo delusi, ci aspettavano una riapertura di 60 giorni, ma visto che siamo persone serie rispetteremo gli accordi».
Sotto un porticato creato con delle lamiere, Carmine Stabile, 70 anni, è quello che oggi, forse, soffre di più. Una cosa, da tutta questa storia, proprio non se l'aspettava. E non si tratta nè delle denunce nè dell'accordo. Cita, quasi a memoria, quanto scritto dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sul blocco dei binari attuato per la protesta. E mentre lo fa, piange davvero come un bambino. «Ci ha chiamato incivili, ci ha chiamato incivili - ripete - come ha potuto farlo. Noi che non facciamo nient'altro che chiedere di salvarci la vita, che non vogliamo nient'altro che continuare a vivere, ora siamo anche incivili? Io per diventare una persona civile, ho percorso 14 chilometri al giorno, a piedi, per andare a scuola. Certo, ho la quinta elementare, non so parlare bene l'italiano, ma sono una persona civile, di quelle che nella sua famiglia ha avuto dei morti, come mio nonno, per conquistare l'unità di Italia. Che proprio il nostro presidente, ora ci chiami, incivili, è la cosa che mi ha fatto male di più». Suo nipote, che si chiama Carmine come lui, ha solo diciotto anni. E davanti al presidio c'è anche lui. «Chi più di me sa la storia di questo posto visto che sono sul serio cresciuto guardando la discarica - racconta - Non bloccheremo i binari, ma qui davanti a questo presidio ci resteremo, anche di notte. Almeno da qui nessuno ci porterà via».

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