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Un'altra esecuzione: ucciso soldato statunitense

Keith Maupin ROMA - Il passaggio dei poteri a Baghdad, dalla Coalizione guidata dagli Stati Uniti al governo iracheno ad interim del premier Iyad Allawi, era stato anticipato di due giorni anche per prendere in contropiede gli architetti del terrore e evitare attentati e violenze, di valenza altamente evocativa, in concomitanza con la data-simbolo, pubblicizzata da mesi, del 30 giugno.
Ma il trasferimento di sovranità anticipato non è bastato ad evitare una nuova esecuzione, pur se avvenuta al termine di una giornata relativamente tranquilla sul terreno. Erano passate all'incirca 15 ore dalla cerimonia per il passaggio delle consegne tra il governatore americano Paul Bremer e il primo ministro Allawi che un nuovo video trasmesso da Al Jazira ha mostrato quella che è stata presentata come l'uccisione del soldato di prima classe americano Keith Matthew Maupin, 20 anni, scomparso quasi tre mesi fa in seguito a un'imboscata al suo convoglio, presso Baghdad.
Se si tratti effettivamente di lui, e se l'esecuzione sia avvenuta nelle ore precedenti la diffusione del video o molto tempo prima, non è per ora dato sapere. Responsabili della Difesa Usa stanno studiando le immagini e il comunicato di rivendicazione che le accompagna. Al Pentagono, ci si è limitati, per il momento, a informare la famiglia del militare che c'era un video con immagini di un'esecuzione e che potrebbe trattarsi del loro congiunto.
Il video mostra un uomo vestito con una tuta verdognola, inginocchiato davanti a una fossa, ripreso di spalle in un ambiente in penombra. Si vede un uomo armato che gli spara alla nuca e il corpo cade nella fossa. Nel comunicato di accompagnamento al video, un gruppo finora sconosciuto, che si identifica come l'«Implacabile potere contro il nemico di Dio e del Profeta», afferma di aver messo a morte Keith Maupin «perché gli Stati Uniti non hanno cambiato la loro politica in Iraq e per vendicare i nostri martiri in Iraq, in Algeria e in Arabia Saudita».
Maupin, di Batavia (Ohio), appartenente alla 724esima compagnia di trasporti (un'unita logistica della Riserva), risultava disperso dal 9 aprile scorso, quando il suo convoglio di rifornimento era caduto in un'imboscata a ovest della capitale. Il 16 aprile, i suoi sequestratori avevano mandato un video ad Al Jazira, che lo aveva trasmesso. Circondato da uomini armati e mascherati, il giovane soldato diceva di essere venuto «per liberare l'Iraq» ma che in realtà voleva restare con il figlio di dieci mesi. I sequestratori chiedevano il rilascio di alcuni prigionieri e il ritiro delle forze Usa dal Paese. Oggi (martedì), intanto, scade l'ultimatum di 72 ore dei sequestratori di tre ostaggi turchi, che chiedono, per non decapitarli, il ritiro di tutti i loro connazionali dall'Iraq. E di decapitazione sono minacciati anche altri due ostaggi: un autista pachistano, per la cui salvezza si chiede la liberazione di diversi detenuti (l'ultimatum, pure di 72 ore, scade domani, mercoledì); e un Marine Usa, il caporale di origine libanese Wassef Ali Hassoun, scomparso dal suo reparto il 21 giugno. Anche in questo caso i rapitori hanno chiesto il rilascio di prigionieri, ma senza porre scadenze temporali.

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