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Allawi: «Abbiamo riconquistato la nostra sovranità»

ROMA - «Oggi abbiamo riconquistato la nostra sovranità». E' stato questo il primo commento del premier iracheno Iyad Allawi durante la cerimonia del passaggio dei poteri dal capo dell'amministrazione provvisoria di occupazione, l'americano Paul Bremer, al nuovo governo iracheno che ha già giurato oggi.
Iyad Allawi, 58 anni, neurologo formatosi in Gran Bretagna, appartiene a una famiglia sciita ricca ed influente. Lo zio fu ministro della sanità all'epoca della monarchia. Negli anni Sessanta Allawi fu un influente esponente del partito Baath ma nel 1971 fuggì dall'Iraq e riparò prima in Giordania e poi a Londra, dove nel 1978 subì un attentato da parte di agenti di Saddam. I sicari fecero irruzione nella sua camera da letto e tentarono di colpirlo con pugnali ed asce, ma furono messi in fuga dall'arrivo del suocero di Allawi.
Sostenuto dall'M16, il servizio segreto britannico, e dalla Cia, Allawi nel 1990 formò il Movimento per l'Intesa Nazionale, un partito di ispirazione laica che include diversi ex sostenitori del regime. Tale gruppo fu tra gli artefici del fallito colpo di Stato contro Saddam Hussein nel 1996.
Allawi è imparentato con Ahmad Chalabi, ex oppositore e ex collaboratore del Pentagono ora caduto in disgrazia a Washington, ma i due uomini non sono considerati particolarmente vicini. Dopo essere stato nell'autunno 2003 presidente di turno del Consiglio di governo provvisorio, Allawi è stato nominato primo ministro il 28 maggio scorso.
Sostenuto dal Grande Ayatollah Ali al Sistani, che qualche giorno dopo la nomina ha affermato che il governo mancava di «legittimità elettorale» ma costituiva un passo nella giusta direzione, Allawi tenta, nella sua nuova veste, di convincere la minoranza sunnita di avere un posto nel nuovo Iraq.
Contrario alla decisione americana del maggio 2003 di dissolvere le forze armate irachene, Allawi il 7 giugno scorso ha annunciato un accordo sullo smantellamento delle milizie, i cui uomini potranno quindi unirsi alle nuove forze di sicurezza del paese o tornare alla vita civile all'inizio del 2005. Il premier iracheno ha elogiato le forze della coalizione presenti nel paese ed ha detto che un loro ritiro sarebbe un «disastro». In quest'ottica Allawi ha chiesto ufficialmente alla Nato di contribuire alla formazione dell'esercito iracheno attraverso l'invio di istruttori, fornitura di equipaggiamenti e forme di assistenza tecnica. Riunito in Turchia, il Consiglio atlantico ha risposto oggi positivamente all'invito del nuovo premier iracheno.
Su Allawi, il cui governo non prenderà decisioni a lungo termine ed è in carica fino alle elezioni previste per il gennaio del prossimo anno, pesa comunque una difficile eredità lasciata dall'americano Paul Bremer. Non ultima la minaccia di morte lanciata contro di lui il 23 giugno scorso dal capo in Iraq di al Qaida, Abu Musab al Zarqawi.

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