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Iraq - Il comandante Gottardo a Nassiriya: carabinieri pronti ad addestrare polizia irachena

NASSIRIYA - I carabinieri sono pronti ad un ulteriore impegno in Iraq per addestrare la polizia locale. «Saranno le autorità centrali a decidere. Quando ce lo chiederanno noi lo faremo», ha detto il comandante generale dell'Arma, Luciano Gottardo, in una visita-lampo a Nassiriya proprio nel giorno in cui i suoi uomini hanno scoperto un arsenale della guerriglia e sono finiti sotto il fuoco nemico.
Atterrato alle 9:45 a Tallil, con un C130J dell'Aeronautica militare dotato di protezioni antimissile, il generale ha voluto subito visitare Animal House, la sede della Msu distrutta nell'attentato del 12 novembre, in cui 19 italiani morirono, tra cui 12 carabinieri. Scortato da un dispositivo imponente, ha raggiunto una delle aree più calde di Nassiriya, dove qualche giorno fa vennero ritrovati due o tre ordigni esplosivi e dove, solo ieri, alcune centinaia di persone hanno manifestato, armi in pugno. Insieme ai comandanti militari italiani, i generali Francesco Paolo Spagnuolo e Corrado Dalzini, accompagnato anche dalla governatrice di Nassiriya, Barbara Contini, Gottardo si è fermato in raccoglimento alcuni minuti davanti allo scheletro dell'edifico, sventrato dall'eplosione. Ha lasciato sulle macerie una palma intrecciata. Ha pregato. «E' stato un evento tragico - dirà poi - che fa ormai parte delle pagine dolorose, ma anche gloriose della nostra storia, scritta da uomini generosi e fedeli. A noi il compito di proseguire il loro cammino sulla via del dovere».
Sempre di corsa, si è poi trasferito alla vicina base Libeccio, quella in cui a metà maggio venne ucciso il caporalmaggiore Matteo Vanzan. Anche qui, proprio nella stanza dove venne ferito a morte il lagunare, in mezzo a bossoli e calcinacci, il generale si è fermato, in silenzio, qualche minuto. Il resto della trasferta si è svolta a Camp Mittica, quartier generale dei militari italiani. Primo appuntamento quello con una rappresentanza della Msu, l'Unità specializzata multinazionale guidata dall'Arma, in un grande tendone dal caldo opprimente. Gottardo ha voluto salutare i carabinieri di Nassiriya uno per uno, e li ha ringraziati - non solo a nome dell'Arma, «ma delle Istituzioni, del Governo e di tutti i cittadini del nostro Paese» - per l'attività «meritoria» che stanno svolgendo «in una terra lontana, a favore di un popolo sofferente. La vostra missione - ha detto - è particolarmente delicata e difficile e perciò richiede grande professionalità e grande coraggio». Sui compiti che aspettano i militari dell'Arma, anche adesso che i poteri verranno trasferiti al governo iracheno, Gottardo non ha avuto esitazioni: «Dobbiamo continuare a garantire la sicurezza, soccorrere la popolazione, aiutare le istituzioni locali a svolgere il difficile compito di ricostruzione che si trovano davanti, evitando le violenze di quelli che minacciano la pace con atti di terrorismo e seminano morti e distruzioni».
Dopo il saluto ai carabinieri, un briefing sulla situazione attuale - «che è delicata, anche in vista del passaggio di poteri del 30 giugno» - e poi il pranzo nella grande mensa, con tutti i soldati del contingente. Parlando con i giornalisti, poco prima di tornare in Italia, Gottardo ha detto che «è determinante» il valore della missione italiana in Iraq. «Si stanno facendo progressi, il processo di stabilizzazione sta andando avanti. E l'impegno, la determinazione, la capacità ma anche l'umanità di questi nostri reparti lascia sperare bene».
Riguardo alla situazione nell'area di Nassiriya, Gottardo ha affermato che «allarmi particolari non ce ne sono. Il passaggio di potere tra la Cpa e il governo ad interim è un momento di grande valenza, simbolica e pratica. Tutto è stato predisposto per affrontarlo, con molta serenità. Il dispositivo messo in campo è in grado di fronteggiare la situazione».
Venendo poi all'addestramento della polizia irachena, anche dopo le ultime notizie provenienti dal vertice Nato, Gottardo ha sottolineato che «noi come Arma abbiamo svolto questo tipo di attività più volte, in diverse occasioni. In Afghanistan, ad esempio, lo abbiamo fatto per un anno e mezzo, e lo facciamo anche in Iraq: vicino a Bassora, dove ci sono nostri ufficiali formatori nell'accademia di polizia, e qui a Nassiriya. E' un'attività che rientra nei compiti della Msu». Ma è un'attività che sarà potenziata? «Questo lo decideranno le autorità cenrtali. Noi siamo pronti a fare quello che ci verrà richiesto».
Vincenzo Sinapi

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