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"Bacchettate" dall'Unione sulla questione delle torture ai prigionieri iracheni

Vertice Bush Ue Irlanda SHANNON (Irlanda) - Il presidente americano George W. Bush ottiene, dall'Unione europea, una dichiarazione di «appoggio pieno e duraturo al popolo dell'Iraq» e impegni all'assistenza del governo iracheno ad interim e alla riduzione del debito.
Ma Bush deve trangugiare, nel documento congiunto, un appello «al pieno rispetto» delle Convenzioni di Ginevra sul trattamento dei prigionieri.
Dopo la rinuncia all'Onu della proroga dell'esenzione degli americani dalla giurisdizione dalla Corte penale internazionale, è un altro pegno pagato dagli Stati Uniti allo scandalo degli abusi inferti a detenuti iracheni da soldati americani.
Nella cornice del parco del Castello di Dromoland, l'annuale Vertice Ue-Usa, prima tappa della missione europea del presidente americano, si svolge lontano dalla contestazione di migliaia di manifestanti, che riescono, comunque, a mobilitare un terzo delle forze di sicurezza irlandesi e a ritardare la conferenza stampa finale, bloccando gli autobus dei giornalisti.

DA UN VERTICE ALL'ALTRO
È un Vertice Ue-Usa storico per alcuni aspetti, come ricorda il premier irlandese Bertie Ahern, presidente di turno del Consiglio europeo, perché è il primo dopo l'allargamento dell'Unione e dopo il varo della Costituzione.
Bush se ne dichiara, comunque, soddisfatto anche se le conclusioni sull'Iraq non fanno riferimento a un ruolo dell'Onu e non contengono cifre sulla riduzione del debito: la «forza» e «la profondità» delle relazioni Ue-Usa, osservano Ahern e il presidente della Commissione europea Romano Prodi, ne escono confermate, nella comprensione «delle sfide comuni». E il presidente americano ribadisce che «le differenze del passato sono superate»: si congratula con l'Ue per l'allargamento, spezza una lancia per l'adesione della Turchia.
La discussione con l'Ue sull'Iraq è stata - dice Bush - «costruttiva». E, tra domani e lunedì, il presidente spera di ottenere dalla Nato una risposta «positiva» alla richiesta venuta dal premier iracheno Iyad Allawi d'assistenza tecnico-militare (addestramento ed equipaggiamento) alle forze di sicurezza irachene.
Il Vertice dell'Alleanza atlantica si svolgerà a Istanbul. La Nato, dice Bush, ha «la possibilità e la responsabilità di aiutare l'Iraq a sconfiggere la minaccia terroristica».
Il suo intervento, che sarà sancito lunedì dai leader, potrà accelerare l'uscita di scena dei contingenti americano e internazionale: «Prima gli iracheni sono pronti a garantire la loro sicurezza prima noi possiamo venircene via. Ma non ce ne andremo finché la missione non sarà compiuta».

LE CONCLUSIONI SULL'IRAQ
La dichiarazione comune Ue-Usa sull'Iraq echeggia la risoluzione 1546 delle Nazioni Unite, varata all'unanimità l'8 giugno: esprime sostegno comune alla missione della forza multinazionale in Iraq, su invito dell'esecutivo iracheno, per combattere il terrorismo e mantenere la sicurezza e la stabilità nel Paese, oltre che per proteggere la presenza dell'Onu.
Il documento, definito «d'appoggio al popolo dell'Iraq», incoraggia l'accettazione delle richieste di Allawi, indirizzate all'Alleanza atlantica, senza però citare la Nato.
La dichiarazione si apre con la condivisione, tra Ue e Usa, dell'impegno a sostenere il popolo dell'Iraq e il suo governo ad interim «pienamente sovrano», impegnati a costruire «un libero, sicuro, democratico, unito e prospero Paese, in pace con se stesso, con i suoi vicini e con il Mondo intero. L'Iraq - dice il testo - ha bisogno e merita il forte sostegno della comunità internazionale per realizzare il suo potenziale».
Ue e Usa plaudono «all'approvazione unanime» della risoluzione 1546 sull'Iraq delle Nazioni Unite, che legittima - affermano - il nuovo esecutivo e il processo politico che condurrà a un Iraq democratico.
Sulla riduzione del debito estero iracheno, «cruciale perché il popolo iracheno abbia l'opportunità di costruire un Paese libero e prospero», il documento dice che essa «dovrebbe essere fornita in collegamento con un programma del Fondo monetario internazionale» per l'economia irachena e dovrebbe essere «sufficiente ad assicurarne la fattibilità, tenendo conto delle recenti analisi» del Fmi.
Ue e Usa «incoraggiano i governi che fanno parte del Club di Parigi e i Paesi creditori che non ne fanno parte a centrare entro l'anno l'obiettivo» della riduzione del debito, senza quantificarla. Dal G8, sembra esserci un'intesa di massima per un abbattimento del 50% del debito stimato a 120 miliardi di dollari.

UNA SELVA DI DOCUMENTI
Il testo sull'Iraq è quello che richiama più attenzione, fra la ridda di documenti comuni pubblicati da Ue e Usa: molti testi concordati sono analoghi (e in larga parte ricalcano) quelli sugli stessi temi adottati, il 10 giugno, dal Vertice del G8.
Iraq a parte le dichiarazioni congiunte riguardano:
1)il rafforzamento della partnership economica transatlantica e l'impegno a promuovere la libertà degli scambi, sollecitando un rilancio dei Doha round del commercio mondiale;
2)il sostegno alla democrazia e alle riforme nel Grande Medio Oriente e nel Mediterraneo, con l'impegno a lavorare per superare in conflitto israelo-palestinese;
3)la lotta contro il terrorismo, con l'intesa sulla condivisione di dati sui passaporti perduti o rubati e con l'impegno a intensificare la collaborazione contro il finanziamento delle organizzazioni terroristiche;
4)la lotta contro la proliferazione delle armi di distruzione di massa nucleari e bio-chimiche (c'è un richiamo all'Iran ed un plauso alla Libia);
5) la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi; - la situazione nel Sudan, per porre fine a vent'anni di conflitto e risolvere l'emergenza umanitaria.
Giampiero Gramaglia

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